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ITALIAN JOURNAL OF VASCULAR AND ENDOVASCULAR SURGERY

Rivista di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare


Official Journal of the Italian Society of Vascular and Endovascular Surgery
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ARTICOLI ORIGINALI  


Giornale Italiano di Chirurgia Vascolare 1998 Giugno;5(2):111-21

lingua: Inglese, Italiano

Indicazioni e tecniche di trattamento endovascolare delle ischemie critiche degli arti inferiori

Bernardo B., Migliucci N., Porcellini M., Capasso R., Barone E., Raimondi G.

From the Chair and Postgraduate School of Vascular Surgery (Head: Prof. G. C. Bracale) Faculty of Medicine and Surgery “Federico II” University of Naples, Naples, Italy


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Obiettivo. Valutare la possibilità di applicazione delle tecniche di rivascolarizzazione endovascolare nell’ischemia cronica critica degli arti inferiori (ICCAI), situazione patologica estremamente grave che richiede l’esecuzione di procedure di limb-salvage. La amputazione maggiore è, infatti, di regola considerata l’unica alternativa terapeutica nei pazienti non suscettibili di intervento chirurgico rivascolarizzante in considerazione dei risultati non ancora definitivi delle terapie con prostanoidi e delle tecniche alternative di stimolazione epidurale.
Metodi. Viene riportata una esperienza su 7 pazienti di sesso maschile, con età media di 65,5 anni (range: 44-72), affetti da quadri conclamati di ICCAI, con tempo di insorgenza variabile da 16 a 40 giorni; tutti i pazienti rispondevano ai requisiti dei Consensus Documents elaborati in sede europea e non erano suscettibili di procedure di rivascolarizzazione chirurgica convenzionale. E’ stato eseguito un trattamento combinato endovascolare mediante trombolisi loco-regionale con la tecnica dell’intrathrombus thrombolysis (ITT) seguita, a ricanalizzazione avvenuta, da una o più angioplastiche transluminali delle lesioni stenotiche responsabili dell’insorgenza dell’evento trombotico acuto (trombolisangioplastica = thrombolysangioplasty = TLA).
Risultati. Non si sono rilevate complicazioni di rilievo relative alla procedura. In 1 caso la procedura è fallita con relativa amputazione precoce. Il salvataggio dell’arto, principale obiettivo del trattamento, è stato ottenuto in 6 pazienti su 7 con una pervietà primitiva del 71,4% dei casi e pervietà secondaria dell’85,7% (follow-up medio a 13,4 mesi). I fattori prognostici che maggiormente hanno influenzato i risultati sono stati il tempo di insorgenza della malattia e il grado di deficit emodinamico (ABI = ankle-brachial index inferiore a 0,40); viceversa non è sembrato particolarmente importante lo stadio clinico e la presenza di lesioni cutanee ischemiche, sempre se di piccola entità.
Conclusioni. In casi selezionati, la chirurgia endovascolare può costituire una valida alternativa all’amputazione maggiore mediante l’associazione sequenziale della trombolisi loco-regionale e dell’angioplastica transluminale (TLA). Vanno tuttavia sottolineati anche gli aspetti controversi della TLA: il tempo di azione (48-72 ore), il costo elevato, la frequente necessità di angioplastiche supplementari a distanza per mantenere la pervietà del vaso ed il limb-salvage con possibile aumento delle complicazioni. Infine, va tenuta presente la possibilità che si determinino trombosi distali da low-flow durante il tempo di dimora del catetere con conseguente possibile innalzamento del livello primitivo di amputazione in caso di insuccesso del tentativo di rivascolarizzazione, anche se quest’ultimo aspetto rimane oggetto di controversie analogamente a quanto avviene per gli insuccessi dei bypass distali.

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