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Otorinolaringologia 2009 Giugno;59(2):107-17

 REVIEW

L’impianto cocleare all’estero

Burdo S.

Servizio di Audiovestibologia Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi, Varese, Italia

La conoscenza delle legislazioni e delle attività assistenziali negli altri Paesi in tema di impianti cocleari può rappresentare un utile stimolo per migliorare la situazione italiana. Spesso, però, le discussioni risentono non solo della frequente esterofilia, peraltro non giustificata dai dati oggettivi, ma anche del confronto con nazioni non paragonabili con il nostro per numero di abitanti. Per quanto riguarda la normativa emerge che l’Italia è uno dei pochi paesi che non abbiano a disposizione Linee Guida o di Indirizzo che regolamentino i Centri di Implantologia, la loro organizzazione e l’entità della loro attività e, a questa carenza, può essere fatta risalire l’eccessiva proliferazione di centri con casistica modesta, nonché il numero eccessivo di impianti effettuati in età adulta rispetto a quelli pediatrici. Per quanto riguarda le indicazioni chirurgiche tutte le normative considerate si rifanno a quelle della Food and Drug Administration, che considera fondamentalmente tre variabili del candidato e cioè l’età, il grado di sordità e le controindicazioni. Per quanto riguarda l’età, la maggior parte delle normative pone a 12 mesi l’età minima, con l’eccezione delle sordità da meningite; non vi sono limiti, invece, per l’età massima e si considerano le sordità gravi con scarso beneficio protesico come il primo livello di perdita uditiva suscettibile di impianto. La controindicazione assoluta riguarda le aplasie neurali. Importante poi ricordare che altri Paesi si sono interessati anche degli Auditory Branstem Implants, descrivendone soprattutto le indicazioni. Infine, la revisione della letteratura e delle normative ha considerato i costi della procedura di implantologia cocleare tra centri europei e nordamericani.

lingua: Italiano


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