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OTORINOLARINGOLOGIA

Rivista di Otorinolaringologia, Chirurgia Maxillo-Facciale,
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Otorinolaringologia 2005 December;55(4):237-46

Copyright © 2009 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

La terapia della vertigine vascolare nella pratica ambulatoriale: esperienza multicentrica (VascVert Study)

Guidetti G.

Servizio di Audio-Vestibologia e Rieducazione Vestibolare Azienda USL, Modena


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Obiettivo. Nel disturbi dell’equilibrio l’identificazione della causa è spesso difficile e l’ipotesi eziologica vascolare, in particolare, è formulata frequentemente solo in base a dati anamnestici o a marker bioumorali e neuroradiologici. Una volta ipotizzata l’eziologia vascolare, si rende necessario attuare una terapia causale con farmaci che agiscono sull’aggregazione piastrinica, la trombogenesi, il microcircolo e la viscosità ematica.
Metodi. In un’indagine retrospettiva (VascVert Study) condotta in 46 centri su 315 pazienti con sindrome vertiginosa di verosimile origine vascolare sono stati valutati le caratteristiche della vertigine, la sua evoluzione e gli effetti dei trattamenti adottati: antitrombotico (gruppo SDX: sulodexide) e antiaggregante (gruppo AAG: aspirina, ticlopidina).
Risultati. I fattori di rischio più rappresentati sono stati: ipertensione arteriosa (71,7%), ipercolesterolemia (64,1%), patologia carotidea (45,7%) e familiarità per malattie cardiovascolari (59,7%). La diversa incidenza di fattori di rischio ha permesso di individuare un gruppo ad alto rischio (AR) e uno a basso rischio (BR) vascolare. I trattamenti antiaggregante e antitrombotico, considerati insieme, dopo 2 mesi di terapia, hanno determinato una riduzione significativa dei casi di vertigine (dal 90% al 61,1%) e di instabilità (da 88,9% a 54%), una ridotta incidenza dei sintomi neurovegetativi (da 45,7% a 20,6%) e della cefalea (da 34,6% a 19,7%) e un miglioramento degli esami di bedside examination: test di Unterberg (da 17,1% a 7,3%), head shaking test (da 23,5% a 9,5%), prova indice-naso (da 4,8% a 2,2%) nistagmo spontaneo (da 15,9% a 4,4%). Non sono stati sostanzialmente modificati altri sintomi come ipoacusia e acufeni. La valutazione dell’handicap nella vita quotidiana è stata realizzata con 2 scale autocompilate. Dopo la terapia si sono significativamente ridotti il punteggio medio complessivo del Dizziness Handicap Inventory (DHI) da 52 a 39 e l’indice di Disability dal 0,44 al 0,33. Il miglioramento è stato registrato per entrambi i trattamenti, con una differenza significativa a vantaggio della terapia con sulodexide (P<0,01) nel confronto tra i gruppi complessivi e nel sottogruppo BR, mentre nel gruppo AR non vi sono state differenze tra trattamento antitrombotico e antiaggregante.
Conclusioni. La presenza di fattori di rischio vascolare può supportare un’ipotesi di vertigine vascolare e un trattamento causale antitrombotico-antiaggregante può migliorare significativamente il quadro sintomatologico e ridurre il livello di handicap e le situazioni che scatenano il disequilibrio.

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