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ULTIMO FASCICOLOOTORINOLARINGOLOGIA

Rivista di Otorinolaringologia, Chirurgia Maxillo-Facciale,
Chirurgia Plastica Ricostruttiva, Otoneurochirurgia


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  ADATTAMENTO ALLE VESTIBOLOPATIE


Otorinolaringologia 2005 Settembre;55(3):169-73

lingua: Italiano

Il compenso vestibolare dopo ablazione chirurgica

Modugno G. C.

Dipartimento di Scienze Chirurgiche ed Anestesiologiche Università degli Studi di Bologna, Bologna


PDF  ESTRATTI


La perdita monolaterale e improvvisa della funzione vestibolare determina un variegato quadro sintomatologico e semeiologico denominato “scompenso vestibolare”.
La base fisiopatologia dello scompenso vestibolare risiede nella perdita della condizione di equilibrio funzionale dell’attività tonica presente a livello tronco-encefalico tra i complessi nucleari vestibolari dei due lati.
Già nelle fasi immediate dello scompenso vestibolare, il sistema nervoso centrale attiva un complesso fenomeno neurobiologico denominato “compenso vestibolare” (CV), che sarà in grado, in un periodo compreso tra 6 e 18 mesi, di attenuare significativamente la sintomatologia soggettiva e semeiologica fino ad una condizione di sostanziale stabilità.
Da un punto di vista clinico il CV si distingue in “statico” e “dinamico”, nel primo caso vengono attenuati i sintomi e i segni dello scompenso vestibolare mentre nella compensazione dinamica si verifica il ripristino, quasi completo, degli atti motori complessi grazie a nuove strategie dinamico-posturali.
Il raggiungimento di questa fase del CV dipende in sostanza da come il sistema nervoso centrale è in grado di integrare gli altri imput sensoriali (visivo, propriocettivo, esterocettivo, ecc.).
La perdita improvvisa dell’input di un emisistema vestibolare indotto da un atto chirurgico produrrà una catena di eventi clinico – semeiologici del tutto sovrapponibile a quella che avviene nelle fasi successive allo scompenso vestibolare. La probabile diversa espressione clinica che verosimilmente si potrà osservare dipenderà ragionevolmente da due fattori : A) la condizione della funzione vestibolare pre-esistente l’evento; B) il tipo di trattamento ablativo.
Rimane come evidenza, ad oggi, il problema della caratterizzazione qualitativa del CV dopo deafferentazione chirurgica.
Infatti, si assiste alla tendenza di affidare ai metodi di autovalutazione soggettiva la quantificazione del grado di CV raggiunto dopo gli interventi ablativi piuttosto che all’analisi appropriata e particolareggiata della funzionalità dei diversi riflessi a genesi vestibolare o del risultato dei test che appartengono alla moderna semeiotica vestibolare non strumentale (test di Halmagyi, la ricerca del nistagmo da scuotimento encefalico, ecc.).

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