Home > Riviste > Otorinolaringologia > Fascicoli precedenti > Otorinolaringologia 2005 Giugno;55(2) > Otorinolaringologia 2005 Giugno;55(2):133-46

ULTIMO FASCICOLO
 

ARTICLE TOOLS

Estratti

OTORINOLARINGOLOGIA

Rivista di Otorinolaringologia, Chirurgia Maxillo-Facciale,
Chirurgia Plastica Ricostruttiva, Otoneurochirurgia


Indexed/Abstracted in: EMBASE, Scopus


eTOC

 

REVIEWS  


Otorinolaringologia 2005 Giugno;55(2):133-46

lingua: Italiano

I tumori maligni dell’ipofaringe. Stato dell’arte

Bussi M., Carlevato M. T., Fabiano B., Maj G., Giordano L.

Divisione ORL, hSR Università degli Studi Vita–Salute San Raffaele, Milano


PDF  


Il trattamento dei tumori dell’ipofaringe costituisce a tutt’oggi oggetto di discussione in quanto, a dispetto di indiscussi progressi in campo terapeutico, la prognosi continua a rimanere alquanto severa, a fronte di interventi spesso altamente demolitivi e invalidanti con una sopravvivenza globale del 40% a 5 anni.
Caratteristica principale di questi tumori è la diffusione sottomucosa; i tumori satelliti sono, pertanto, frequenti in quest’area e questo sta alla base della necessità di interventi demolitivi e dei frequenti fallimenti terapeutici.
La ricerca di nuovi marker molecolari si rende necessaria nei tumori a prognosi sfavorevole, quale il carcinoma ipofaringeo, in cui la mancanza di segni e sintomi clinici in fase precoce di malattia condiziona la diagnosi tardiva.
La TC costituisce al momento l’indagine radiologica elettiva (in quanto permette una stadiazione e la ricerca di un’invasione della cartilagine e dello spazio pre-epiglottico), eventualmente integrata con indagine RMN ed ecografia.
Il ruolo della panendoscopia come metodo routinario di valutazione dei pazienti con tumori della testa e del collo rimane controverso in considerazione di una sua morbilità intrinseca e dei costi; l’elevata incidenza di doppi tumori in caso di neoplasie del seno piriforme ci pare ne giustifichi ampiamente l’uso routinario.
Una revisione delle casistiche internazionali ha permesso di valutare intorno al 58% l’incidenza di metastasi occulte in tumori del seno piriforme clinicamente N0. L’indicazione a svuotamento linfonodale elettivo va quindi posta, senza esitazione, anche nei casi clinicamente stadiati come N0.
Il possibile interessamento della giunzione ipofaringo-esofagea o l’estensione esofagea conclamata implicano la necessità di interventi demolitivi con conseguenti procedure ricostruttive, da un lato indispensabili ma spesso problematici in pazienti generalmente caratterizzati da un basso performance status, come sono spesso i portatori di neoplasie ipofaringee.
In considerazione della prognosi sfavorevole e della tipologia dei pazienti, vale la pena pianificare le ricostruzione prendendo in considerazione via via le opzioni più rapide e sicure sino a quelle più complesse.
Spesso i tumori ipofaringei presentano un’estensione submucosa evidenziabile solo al momento dell’atto operatorio; pertanto la possibilità di una ricostruzione circolare deve essere sempre presa in considerazione e prospettata al paziente nel pre-operatorio.
Negli ultimi anni, inoltre, l’affinamento delle tecniche di irradiazione e dei trattamenti chemioterapici ha reso sempre più promettenti i protocolli di preservazione d’organo, che possono per contro avvalersi di possibilità di recupero chirurgico oggi rese possibili da tecnologie chirurgiche e metodiche ricostruttive sempre più avanzate e sicure.
In considerazione dell’alto tasso di recidiva (globalmente 50% entro 2 anni) dei tumori dell’ipofaringe, comunque trattati, si rende necessario un follow up molto scrupoloso e stretto.

inizio pagina

Publication History

Per citare questo articolo

Corresponding author e-mail