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OTORINOLARINGOLOGIA

Rivista di Otorinolaringologia, Chirurgia Maxillo-Facciale,
Chirurgia Plastica Ricostruttiva, Otoneurochirurgia


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CASI CLINICI  


Otorinolaringologia 2001 December;51(4):159-63

Copyright © 2009 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Angiofibroma nasofaringeo. Analisi di un caso in un soggetto anziano

Federico B. *, Gallina S. *, Piazza F. *, Restivo S. *, Fazio P. **, Maresi E. ***, Midulla R. ***

Università degli Studi - Palermo *Istituto di Clinica Otorinolaringoiatria Clinica O.R.L. Base **Dipartimento di Chirurgia Oncologica ***Istituto di Anatomia ed Istologia Patologica


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Segnaliamo un raro caso di angiofibroma nasofaringeo in un uomo di 80 anni. Tale tumore, piuttosto raro e istologicamente benigno, predilige il sesso maschile e si riscontra abitualmente nell’adolescenza tanto da essere definito «giovanile». Il suo riscontro in un anziano è pertanto un evento eccezionale. Si tratta dell’unica lesione osservata in un anziano su 320 casi analizzati durante un periodo di 10 anni nel nostro Istituto. L’angiofibroma dal punto di vista istologico risulta di un tessuto fibroso denso altamente vascolarizzato, con vasi di tipo embrionale costituiti dal solo endotelio, talora ampiamente dilatati, spesso con disposizione superficiale. Nonostante la natura benigna della lesione può assumere un atteggiamento di malignità per la tendenza al facile sanguinamento, all’invasione delle strutture anatomiche adiacenti, che vengono erose per compressione ma non infiltrate e per la tendenza a recidivare dopo l’asportazione chirurgica. Considerate le notevoli dimensioni e l’ipervascolarizzazione della massa, la terapia di scelta è stata l’embolizzazione arteriosa preoperatoria mediante cateterismo arterioso percutaneo. Tale tecnica, utilizzando spugne di gelatina (gelfoam) sostanza che si degrada nel giro di alcune settimane e usata quindi per creare un’occlusione temporanea, offre il vantaggio in un tempo prechirurgico di ridurre i fenomeni di sanguinamento intraoperatorio consentendo una migliore demarcazione del tessuto neoplastico. L’ablazione chirurgica è infatti difficoltosa e spesso resa drammatica dalla comparsa di profusi ed inarrestabili sanguinamenti.

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