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OTORINOLARINGOLOGIA

Rivista di Otorinolaringologia, Chirurgia Maxillo-Facciale,
Chirurgia Plastica Ricostruttiva, Otoneurochirurgia


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Otorinolaringologia 2001 September;51(3):119-24

Copyright © 2009 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Possibilità valutativa mediante i prodotti di distorsione della suscettibilità al danno da rumore

Giordano L., Canale A., Macchi E. *, Macocco G. *, Cavalot A. L., Ferrero V., Albera R.

Università degli Studi - Torino Dipartimento di Fisiopatologia Clinica II Sezione di ORL
*Se.p.in.


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Obiettivo. Il trauma acustico cronico consegue a ripetute esposizioni a stimoli sonori di elevata intensità e di lunga durata. In una popolazione è presente una differente suscettibilità al danno uditivo da rumore. Questa differente suscettibilità è influenzata da fattori causali e concausali. Molti test sono stati proposti nel passato al fine di poter individuare i soggetti maggiormente sensibili al trauma acustico; i più importanti sono quelli basati sul TTs. Sfortunatamente questo scopo non è stato ancora perseguito. I prodotti di distorsione (DPOAEs) sono attualmente considerati l’espressione dei processi di contrazione attiva delle cellule ciliate esterne e il loro studio rappresenta un utile, oggettivo e rapido strumento di analisi funzionale della coclea. Per questo motivo i DPOAEs vengono utilizzati per evidenziare un danno cocleare precoce ed infraclinico dopo esposizione al rumore. Scopo dello studio è quello di determinare le variazioni sui prodotti di distorsione indotte da stimolo acustico affaticante al fine di definire se è possibile ipotizzare l’esistenza di comportamenti differenti tra gli individui che possano essere in qualche modo ricondotti ad una differente suscettibilità al danno uditivo da rumore.
Metodi. In questo studio di tipo comparativo sono stati analizzati 129 soggetti normoacusici mediante audiometria tonale liminare (ATL) e registrazione dei DPOAEs a 4 KHz prima e dopo esposizione a stimolo affaticante con rumore bianco per 5’ a 90 dB.
Risultati. Lo studio evidenzia come dopo la stimolazione acustica affaticante vi siano due possibili modificazioni dei DPOAEs. Si è osservata una diminuzione di ampiezza in 77 soggetti (60%) e un incremento di ampiezza in 52 soggetti (40%) dopo l’affaticamento con rumore bianco a 90 dB per 5’. Fra i due gruppi identificati non si riscontra una significativa differenza nella media delle DPOAEs registrate in seguito all’affaticamento uditivo, mentre è statisticamente significativa al t test di Student (p<0,05) la differenza che si osserva nelle due popolazioni prima della stimolazione acustica.
Conclusioni. Il presente studio sembrerebbe non solo confermare l’ipotesi secondo la quale sarebbe possibile distinguere 2 popolazioni di soggetti che si comportano in modo differente in presenza di stimolo affaticante ma risulterebbe anche che una popolazione potenzialmente più suscettibile al danno da rumore possa essere differenziata in funzione del valore dell’ampiezza delle DPOAEs registrate a riposo senza eseguire il test di affaticamento uditivo.

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