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OTORINOLARINGOLOGIA

Rivista di Otorinolaringologia, Chirurgia Maxillo-Facciale,
Chirurgia Plastica Ricostruttiva, Otoneurochirurgia


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Otorinolaringologia 2001 March;51(1):27-46

lingua: Italiano

Il ruolo della chirurgia nell’enfisema polmonare

Rena O., Oliaro A.

Università degli Studi - Torino Cattedra di Chirurgia Toracica


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L’enfisema polmonare è una malattia debilitante con alti tassi di morbilità e mortalità. Da sempre l’interesse del chirurgo si è occupato del trattamento di questi pazienti e negli ultimi decenni si sono sviluppate tecniche volte alla terapia dell’enfisema bolloso (bullectomia) e dell’enfisema diffuso grave (trapianto di polmone e chirurgia di riduzione di volume polmonare). La bullectomia è riservata al trattamento dei pazienti portatori di grosse lesioni bollose determinanti il deterioramento della funzione respiratoria o complicate da sovrainfezione, emottisi o rottura spontanea con perdita aerea prolungata. Il trapianto di polmone si è sviluppato negli anni ‘80, finalizzato al trattamento dei pazienti affetti da enfisema allo stadio terminale: in questi soggetti assicura un netto miglioramento funzionale che si associa ad un significativo miglioramento della qualità di vita residua nonostante la durata della stessa sia ancora limitata dal rigetto cronico (bronchiolite obliterante) e dalle infezioni subentranti, principali cause di morte. La chirurgia di riduzione di volume polmonare nasce da un’idea originale di Brantigan del 1957, riscoperta negli anni ‘90 da Cooper et al. Il principio che sottostà a questa procedura chirurgica (indipendentemente dagli accessi chirurgici utilizzati) prevede l’escissione chirurgica mediante resezioni atipiche delle zone di parenchima polmonare più colpite dalla malattia quindi scarsamente ventilate e perfuse determinando una diminuzione del volume complessivo dei polmoni, un miglioramento della meccanica della muscolatura respiratoria, un migliore accoppiamento ventilazione/perfusione con una netta riduzione della dispnea ed aumento della tolleranza allo sforzo e delle prove funzionali respiratorie. Purtroppo, nonostante la procedura sia impiegata in pazienti molto selezionati, tali risultati sono limitati nel tempo; il progredire della malattia determina un ritorno alle condizioni preintervento in un lasso di tempo variabile tra i 12 ed i 24 mesi.

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