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OTORINOLARINGOLOGIA

Rivista di Otorinolaringologia, Chirurgia Maxillo-Facciale,
Chirurgia Plastica Ricostruttiva, Otoneurochirurgia


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ARTICOLI ORIGINALI  


Otorinolaringologia 2001 March;51(1):1-5

lingua: Italiano

I progressi chirurgici nella terapia delle sindromi da apnee ostruttive del sonno (OSAS)

Fusetti M., Chiti-Batelli S., Eibenstein A.

Università degli Studi - L’Aquila Dipartimento Scienze Chirurgiche Cattedra di Otorinolaringoiatria


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Gli anni ‘60 hanno rappresentato una decade fondamentale nello studio della fisiologia dei disturbi del sonno. L’introduzione della polisonnografia ha, infatti, permesso di studiare in modo approfondito le diverse fasi del sonno e la sua fisiopatologia. Il crescente interesse verso queste nuove conoscenze, ed in particolare la consapevolezza che non si era di fronte ad una patologia d’esclusivo interesse neurologico, ma con implicazioni multidistrettuali, ha ben presto permesso di identificare il ruolo chiave giocato dalle sindromi ostruttive nella patogenesi di un gran numero d’alterazioni del sonno. L’attenzione dei ricercatori si è quindi spostata sulle apnee ostruttive del sonno (OSAS) dimostrando come tale patologia poteva avere ripercussioni sulle facoltà cognitive, sulle prestazioni lavorative, e sull’apparato cardiopolmonare con importanti risvolti sociali. Parallelamente è stata portata avanti la ricerca di soluzioni sia mediche sia chirurgiche dirette a correggere il russamento, una volta considerato semplicemente come un fastidioso sintomo, che, alla luce dei nuovi dati scientifici rappresentava il primo indizio di una patologia insidiosa e complessa.
Gli anni ‘80 e l’inizio degli anni ‘90 sono stati caratterizzati da una forte spinta innovativa, che da un lato ha avuto il pregio di introdurre nuove soluzioni chirurgiche, dall’altro ha tuttavia trascurato di applicare le conoscenze della fisiopatologia delle OSAS ai criteri diagnostici. Questo ha determinato il consolidamento di tecniche chirurgiche a «compartimenti stagni», e cioè la diffusione di soluzioni spesso parziali rivolte ad un unico sito ostruttivo.
Solo negli ultimi anni si è determinata una sostanziale inversione di tendenza a vantaggio di scelte chirurgiche mirate a considerare le OSAS, soprattutto quelle di entità medio-grave, come una patologia multidistrettuale.

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