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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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Minerva Urologica e Nefrologica 2011 December;63(4):263-72

Copyright © 2011 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Valutazione critica della terapia di salvataggio con rituximab in 27 pazienti affetti da diversi tipi di malattie renali

Ganzemueller J. 1, Hartmann B. 1, Keller F. 1, Stracke S. 2

1 Department of Nephrology, School of Medicine, University of Ulm, Ulm, Germany;
2 Department of Nephrology, School of Medicine, University Hospital Greifswald, Greifswald, Germany


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Obiettivo. Rituximab viene sempre più utilizzato nel trattamento dei pazienti affetti da malattie renali. Abbiamo sottoposto a valutazione la nostra esperienza clinica presso l’Ulm University Hospital.
Metodi. Dal 2004, abbiamo somministrato rituximab come terapia di salvataggio a ventisette pazienti affetti da malattie renali che non rispondevano al trattamento standard. Le indicazioni all’uso di rituximab sono state, in tredici casi, una progressiva perdita delle funzioni renali; in cinque casi la sindrome nefrosica; in cinque casi un rigetto umorale a seguito del trapianto di rene e in un caso singolo sindrome da anticorpi antifosfolipidi catastrofica (CAPS), rimozione preventiva di anticorpi ABO incompatibili, rimozione pre-trapianto di un pannello di anticorpi reattivi (PRA), e disordini linfoproliferativi post-trapianto (PTLD). Sedici pazienti sono stati trattati sia con plasmaferesi che con rituximab.
Risultati. La funzione renale è stata recuperata in cinque su tredici casi. La risposta alla sindrome nefrosica è stata osservata in due su cinque casi. In due su cinque pazienti con rigetto umorale, la funzionalità del rene trapiantato ha potuto essere preservata. Gli anticorpi antifosfolipidi, gli anticorpi del gruppo sanguigno A e il pannello di anticorpi reattivi sono stati ridotti con successo e, nel caso del paziente affetto da PTLD, è stata ottenuta remissione. Quattro pazienti sono morti (15%). Eventi avversi (N.=10) e complicanze infettive (N.=15) sono stati molto probabilmente causati da immunosoppressione in generale e non solo da rituximab. La leucoencefalopatia tossica si è rivelata, in tre casi, una complicanza seria ma reversibile e si è verificata soprattutto a seguito della somministrazione di un’alta dose di rituximab (>375 mg/m2).
Conclusioni. La terapia di salvataggio con rituximab ha avuto esito positivo nel 48% dei casi analizzati (13 su 27). Rituximab non aumenta il rischio di complicanze da terapia immunosoppressiva standard. Ma la leucoencefalopatia tossica è stata identificata come una complicanza significativa dovuta all’assunzione di rituximab.

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