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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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REVIEW  


Minerva Urologica e Nefrologica 2011 March;63(1):35-44

Copyright © 2011 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Pazienti dopo fallimento del trapianto renale

Marcén R., Teruel Briones J. L.

Department of Nephrology, Ramón y Cajal Hospital, University of Alcalá de Henares, Madrid, Spain


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Nonostante i progressi compiuti nel trattamento dei riceventi e nel campo dell’immunosoppressione, la sopravvivenza a lungo termine del trapianto di rene è migliorata solo leggermente negli ultimi 10 anni. Una percentuale considerevole di riceventi riporta una progressiva perdita di funzionalità dell’organo trapiantato e deve essere sottoposta nuovamente a trattamento dialitico. Prima di iniziare la dialisi, questi pazienti sono nuovamente esposti alle complicanze dell’insufficienza renale cronica, ma non esistono specifiche linee guida per il loro trattamento. Le linee guida di pratica clinica del “Kidney Disease Quality Initiative Advisory Board” per il trattamento dei pazienti affetti da insufficienza renale cronica non sottoposti a trapianto sono state raccomandate per migliorare la condizione clinica di questo gruppo di pazienti e per ridurre la percentuale di progressione dell’insufficienza dell’organo trapiantato. Il momento in cui la dialisi debba essere nuovamente intrapresa e la tipologia del trattamento dialitico, emodialisi o dialisi peritoneale, sono tuttora oggetto di dibattito. Infatti, non vi è alcuna evidenza circa la superiorità di un tipo di dialisi rispetto all’altro. L’asportazione sistematica dell’organo trapiantato è stata considerata in grado di migliorare lo stato infiammatorio dei pazienti sottoposti ad un trapianto poi fallito, che potrebbe contribuire ad un peggior controllo di alcune complicanze come l’anemia e ad aumentare i tassi di mortalità cardiovascolare. Come nei pazienti affetti da nefropatia primitiva in stadio terminale, il re-trapianto rappresenta il miglior trattamento per un paziente sottoposto a trapianto andato incontro a fallimento. A causa della scarsa disponibilità di organi da trapiantare, il numero di pazienti che sono stati ritrapiantati è rimasto stabile nel tempo. Patologie recidivanti come le glomerulonefriti, le patologie linfoproliferative, la nefropatia da virus BK e una precedenza assenza di compliance al trattamento non precludono necessariamente un re-trapianto.

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