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Rivista di Nefrologia e Urologia

Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,536

Periodicità: Bimestrale

ISSN 0393-2249

Online ISSN 1827-1758

 

Minerva Urologica e Nefrologica 2011 Marzo;63(1):21-34

 REVIEW

Desensibilizzazione e conversione “crossmatch” nel trapianto di rene da donatore cadavere

Bartel G., Böhmig G. A.

Division of Nephrology and Dialysis, Department of Medicine III, Medical University Vienna, Vienna, Austria

L’allosensibilizzazione del ricevente rappresenta un ostacolo al trapianto. I pazienti sensibilizzati in attesa di un trapianto di rene da donatore cadavere spesso aspettano un tempo inaccettabile e sono a maggior rischio di rigetto, anche in assenza di un crossmatch positivo (XM). Due strategie principali si sono dimostrate in grado di facilitare l’accesso al trapianto: programmi di allocazione specifici, disegnati per aumentare la disponibilità di un trapianto compatibile, e la desensibilizzazione del ricevente per ridurre i livelli di alloreattività umorale. Nelle ultime due-tre decadi, sono state proposte diverse strategie di desensibilizzazione. Questi protocolli sono basati sull’impiego dell’aferesi per rimuovere gli alloanticorpi dal circolo, o di elevate dosi di immunoglobuline per via endovenosa e/o l’anticorpo rituximab anti-CD20 per la modulazione dell’immunità mediata dalle cellule B. Un approccio interessante riguarda l’applicazione dell’aferesi per la desensibilizzazione rapida, con o senza conversione XM, immediatamente prima del trapianto, che rimane comunque molto difficile a causa del breve intervallo di tempo tra la disponibilità del rene da trapiantare e l’intervento chirurgico. È stato dimostrato che con le strategie di trattamento attualmente a disposizione molti pazienti ad elevato rischio possono essere trapiantati con successo entro un periodo di tempo accettabile. Tuttavia, sono necessari ulteriori progressi, essendo i tassi di rigetto e di perdita dell’organo trapiantato considerevolmente superiori a quelli documentati per i pazienti non sensibilizzati. I prossimi studi stabiliranno criteri diagnostici più precisi per ottimizzare l’allocazione e il monitoraggio del trattamento. Inoltre, ulteriori trial sono necessari per valutare l’efficacia di nuovi trattamenti, come l’impiego di agenti che interferiscono direttamente con le plasmacellule che producono gli alloanticorpi.

lingua: Inglese


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