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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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REVIEW  


Minerva Urologica e Nefrologica 2010 June;62(2):145-50

Copyright © 2010 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Valutazione dell’efficacia dello ialuronato di sodio nel trattamento delle cistiti chimiche e attiniche

Sommariva M. L., Sandri S. D., Ceriani V.

Department of Urology, “G. Fornaroli” Hospital, Magenta, Milan, Italy


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L’insorgenza di sintomatologia cistitica durante instillazioni vescicali con immuno-chemioterapico per il trattamento del tumore uroteliale vescicale non muscolo invasive o dopo trattamenti radioterapici per la cura della neoplasia prostatica, rappresenta una situazione clinica frequente e di difficile risoluzione in quanto poco responsiva ai comuni trattamenti sintomatici adottati. Inoltre il verificarsi di questa patologia iatrogena comporta quasi sempre l’interruzione del trattamento oncologico per la patologia vescicale con ulteriori implicazioni cliniche. La similitudine della sintomatologia con quella che si verifica nella sindrome urgenza/frequenza o dolorosa vescicale, ci ha indotti ad utilizzare lo stesso trattamento (ialuronato di sodio) per osservarne l’effetto in una così impegnativa situazione clinica. Abbiamo così attuato uno studio prospettico di 69 pazienti di sesso maschile di età compresa fra 54 e 81 anni in cui era insorta una cistite acuta iatrogena: in 15 pazienti dopo radioterapia per il trattamento della neoplasia prostatica, in 24 dopo instillazione endovescicale con BCG e in 30 dopo instillazione con Mitomicina C (di cui 12 casi associati a termo chemioterapia con tecnologia Synergo). Tutti i pazienti sono stati trattati con instillazioni endovescicali di ialuronato di sodio 40 mg/50 ml con cadenza settimanale per una durata complessiva del trattamento compresa tra 8-24 settimane in base alla remissione totale dei sintomi. Nelle prime quattro settimane all’acido ialuronico si è associato desametasone 32 mg in “cocktail” per la sua spiccata e veloce attività antiinfiammatoria anche topica e la buona penetrabilità attraverso le mucose. Tuttavia, l’uso prolungato del cortisonico è controindicato perché espone ad alto rischio di fenomeni di sensibilizzazione ed il suo uso,in passato,si è dimostrato comunque insufficiente a risolvere la sintomatologia disurica grave e a mantenere nel tempo gli effetti ottenuti. Per far trattenere i farmaci in vescica in pazienti con spiccata iperattività vescicale abbiamo provveduto ad instillare in vescica Lidocaina 2% 30 ml, 30 minuti prima del cocktail. Abbiamo valutato la capacità vescicale (CV) in tutti i pazienti mediante registrazione del diario minzionale, mentre il dolore è stato valutato, attraverso un Visual Analog Scale (VAS) da 0 a 10, solo nei casi con cistite chimica all’inizio ed alla fine del trattamento. Già dopo quattro settimane abbiamo riscontrato in tutti i pazienti un aumento della CV con scomparsa dell’urgenza minzionale e del dolore. Tuttavia il trattamento è proseguito per almeno altre quattro settimane anche in coloro in cui la remissione dei sintomi era totale in quanto abbiamo osservato in precedenza che la sospensione anticipata del trattamento poteva comportare una ripresa della sintomatologia. Nei casi di cistite chimica il VAS si è ridotto da un valore medio iniziale di 8.6 ad un valore finale di 0.9 (P<0,0001 ). La CV media, nelle cistiti chimiche, è aumentata da 58.4 a 283.7 ml (P<0,0001), mentre nei casi di cistite attinica la CV media è aumentata da 85 a 243.3 ml (P<0,0001). In 67 pazienti (97%) si è osservata la completa remissione della sintomatologia disurica dolorosa. In due casi si è dovuto sospendere il trattamento a causa di un’insufficiente compliance alla terapia dello stesso paziente. Non sono stati osservati effetti collaterali legati al cateterismo o ai farmaci usati. Tutti i pazienti, affetti da neoplasia vescicale non invasiva, sono risultati in grado di riprendere successivamente la terapia oncologica interrotta. In conclusione possiamo ritenere questo trattamento un’opzione valida ed efficace, oltre che priva di effetti collaterali, per ottenere una rapida guarigione della cistite iatrogena indotta sia dalla somministrazione endovescicale di farmaci immunochemioterapici che da trattamenti radioterapici dello scavo pelvico; inoltre si è dimostrata un’arma terapeutica utile a favorire il completamento delle cure non cruente per la neoplasia vescicale uroteliale non muscolo-invasiva. Da ultimo vogliamo comunque segnalare che una migliore risposta al trattamento è stata rilevata nei casi di cistite chimica rispetto a quelli dopo radioterapia. Il controllo con la citologia urinaria e la cistoscopia non hanno dimostrato una progressione della neoplasia, nonostante la temporanea sospensione della terapia oncologica. Da una revisione della letteratura scientifica non risulta che tale trattamento sia mai stato impiegato fino ad ora per trattare casi analoghi. Messaggio conclusivo: riteniamo la terapia topica endovescicale con ialuronato di sodio una valida opzione terapeutica nel trattamento delle cistiti iatrogene siano esse di origine chimica o attinica.

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