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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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REVIEW  EMODIALISI: IERI, OGGI E DOMANI


Minerva Urologica e Nefrologica 2010 March;62(1):51-66

Copyright © 2010 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Il rischio di mortalità cardiovascolare dei pazienti affetti da insufficienza renale all’ultimo stadio

Cianciolo G., Donati G., La Manna G., Ferri A., Cuna V., Ubaldi G., Corsini S., Lanci N., Colì L., Stefoni S.

Nephrology Dialysis and Renal Transplantation Unit, S. Orsola University Hospital, Bologna, Italy


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I pazienti affetti da insufficienza renale cronica in fase uremica presentano un rischio di mortalità cardiovascolare da 10 a 20 volte superiore a quello della popolazione generale. I fattori di rischio cardiovascolari tradizionali non sono in grado di giustificare l’aumento dell’insorgenza della patologia cardiovascolare in corso di dialisi. Fra i fattori di rischio non tradizionali risultano particolarmente importanti lo stato infiammatorio dei pazienti, le citochine e i fattori di crescita, l’iperomocisteinemia, la presenza di alterazioni del prodotto calcio fosforo che possono essere già in atto quando la funzione renale si riduce al di sotto dei 60 ml/min di filtrato glomerulare. Queste alterazioni possono estrinsecarsi clinicamente con la presenza di calcificazioni vascolari, calcificazioni delle valvole cardiache e arteriolopatia uremica calcifica o calcifilassi. La patogenesi delle calcificazioni vascolari è complessa e non è assimilabile a un semplice processo passivo: infatti essa include fattore promoventi o inibenti le calcificazioni. Tali condizioni patologiche sono a loro volta risultate fortemente predittive di mortalità generale e cardiovascolare. Visto le serie conseguenze cliniche a cui possono condurre le calcificazioni vascolari è necessario eseguire una mappatura precoce dei fattori di rischio tradizionale e non tradizionale nei pazienti uremici, poiché sembra possibile che interventi terapeutici volti a ridurre o a invertite il processo di calcificazione possano risultare in un miglioramento dell’outcome dei pazienti, soprattutto se messi in atto tempestivamente.

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