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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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  ACUTE KIDNEY INJURY


Minerva Urologica e Nefrologica 2009 September;61(3):143-57

Copyright © 2009 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Precondizionamento: dagli studi sperimentali alle nuove terapie nelle lesioni renali acute

Schiffl H., Lang S.

University of Utah, Salt Lake City, Salt Lake County, UT, USA


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Il miglioramento della capacità delrene a superare le lesioni tramite precondizionamento sembra avere importanti implicazioni cliniche. Nonostante siano state studiate numerose tecniche, il precondizionamento ischemico (ischemic preconditioning, IP) è stato quello maggiormente analizzato dal punto di vista sperimentale. Le informazioni raccolte hanno consentito di far luce sui meccanismi responsabili dell’adattamento dei tessuti, che forniscono loro maggiore resistenza. L’IP è efficace nel giro di pochi minuti, il che suggerirebbe l’intervento di mediatori preformati. Tale processo è seguito da un precondizionamento ritardato, un fenomeno meno potente ma dall’azione più prolungata. Il precondizionamento remoto si attiva anche in tessuti non lesionati, e da qui può essere trasferibile. In tale processo vengono coinvolti un certo numero di mediatori e di fattori di trascrizione, inclusi chinasi, heat shock proteins, ossido nitrico e meccanismi neurogenici, che contribuiscono tutti a trasformare la cellula in un fenotipo più resistente. Ci sono prove a supporto del fatto che l’IP può attivarsi in ambiente umano tramite un meccanismo di “lezione imparata” da episodi come ischemia miocardica, resezione epatica e ischemia cerebrale. A causa dell’impedimento etico nel provocare intenzionalmente un’ischemia, l’interesse nei confronti del precondizionamento farmacologico è nato tardi. E’ stato dimostrato che l’eritropoietina somministrata per via esogena ha effetti benefici sul rene danneggiato da lesioni di diversa natura. Inoltre, l’approccio tramite cellule staminali mesenchimali per la prevenzione e il trattamento della lesione renale acuta è attualmente in corso di studio. Gli inibitori della calcineurina potrebbero rappresentare una via percorribile per ridurre la riperfusione ischemica nel trapianto. Portare le scoperte in campo sperimentale in ambito clinico rimane tuttora una sfida. La scoperta di nuovi biomarcatori per le lesioni acute renali potrebbe presto portare alla nascita di nuove terapie, quando la terapia risulta essere la risposta.

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