Ricerca avanzata

Home > Riviste > Minerva Urologica e Nefrologica > Fascicoli precedenti > Minerva Urologica e Nefrologica 2007 Giugno;59(2) > Minerva Urologica e Nefrologica 2007 Giugno;59(2):207-15

FASCICOLI E ARTICOLI   I PIÙ LETTI   eTOC

ULTIMO FASCICOLOMINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


Indexed/Abstracted in: EMBASE, PubMed/MEDLINE, Science Citation Index Expanded (SciSearch), Scopus
Impact Factor 0,536

 

Minerva Urologica e Nefrologica 2007 Giugno;59(2):207-15

 REVIEW

Inibitori di pompa protonica nel paziente trapiantato di rene: efficacia e sicurezza

Cianciolo G., Feliciangeli G., Comai G., Stefoni S.

U.O. Nefrologia, Dialisi e Trapianto Renale Policlinico S.Orsola-Malpighi, Bologna

I pazienti portatori di trapianto renale presentano un’incidenza di complicanze gastroenterologiche significativamente elevata.
Gli inibitori di pompa protonica (IPP) sono considerati la terapia di elezione nel trattamento dell’ulcera peptica in quanto dotati di un profilo di sicurezza ed efficacia. Gli IPP, essendo metabolizzati prevalentemente a livello epatico, non richiedono un adeguamento della posologia, contrariamente a quanto avviene agli inibitori dei recettori istaminici (anti-H2). Gli IPP attualmente disponibili (omeprazolo, pantoprazolo, lansoprazolo, esomeprazolo, rabeprazolo) presentano differenti caratteristiche farmacocinetiche e differenti vie metaboliche che sono responsabili sia delle differenze in termini di efficacia tra le diverse molecole, sia dei possibili effetti collaterali che il loro impiego può determinare.
Tutti gli IPP, ad eccezione del rabeprazolo, sono metabolizzati attraverso un processo di ossidazione e solfonazione che coinvolge il sistema enzimatico del citocromo P450. Il metabolismo del rabeprazolo si differenzia dalle altre molecole della categoria in quanto coinvolge solo in misura modesta il CYP450 (CYP3A4 e CYP2C19), dal momento che la sua metabolizzazione si svolge attraverso vie non enzimatiche e nell’80% coinvolge un meccanismo di riduzione non enzimatica a tioetere.
Di conseguenza il rabebrazolo presenta: a) un basso potenziale di interazione farmacologica con la terapia immunosoppressiva; b) una farmacocinetica molto meno soggetta a differenze interindividuali tra un paziente e l’altro per via dei polimorfismi geneticamente determinati del CYP2C19 e del CYP3A4.
Pertanto il rabeprazolo può essere somministrato con assoluta sicurezza in dosi standard senza variazioni di dosaggio degli eventuali farmaci cosomministrati nel paziente nefropatico, dializzato e portatore di trapianto di rene.

lingua: Inglese


FULL TEXT  ESTRATTI

inizio pagina