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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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Minerva Urologica e Nefrologica 2005 June;57(2):109-18

Copyright © 2005 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Crioterapia laparoscopica renale: biologia, tecniche e decorso

Powell T., Whelan C., Schwartz B. F.

Division of Urology Southern Illinois University Springfield, IL, USA


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Obiettivo. Negli ultimi 10 anni lo sviluppo di approcci minimamente invasivi al carcinoma renale a cellule chiare (RCC) ha fatto sorgere nuove terapie quali la crioterapia renale. I pazienti con comorbidità significative, che non erano adatti per un intervento chirurgico a cielo aperto, possono essere dei candidati per questo tipo di procedura. Rivediamo qui gli aspetti biologici, le tecniche e il decorso della crioterapia laparoscopica renale seguendo il metodo utilizzato nel nostro istituto.
Metodi. Presentiamo la nostra esperienza iniziale con la crioterapia laparoscopica per il trattamento di lesioni renali di piccole dimensioni e periferiche e forniamo una revisione della letteratura. È stata eseguita una revisione retrospettiva sui nostri primi 25 pazienti trattati con crioterapia laparoscopica transperitoneale per piccole lesioni renali periferiche, eseguita da un singolo chirurgo tra il 2002 e il 2003.
Risultati. Abbiamo trattato con crioterapia laparoscopica renale 25 pazienti con età media di 65 anni (range: 32-83 anni) che presentavano lesioni di piccole dimensioni, ben evidenti, periferiche, sospette di RCC. Il valore medio della creatinina nel periodo pretrattamento, pari a 1,06, è rimasto invariato dopo la terapia. Le dimensioni medie del tumore erano di 2,4 cm (range 1,5-3,6 cm) con EBL medio di 80 mL. L’esame istologico dei campioni bioptici ha evidenziato il 72% di RCC, 2 oncocitomi, un’arterionefrosclerosi, un tessuto infiammatorio, una glomerulosclerosi focale-segmentale, un amgiolipoma e un tessuto normale. La stadiazione media del tumore è stata di 2,3 (range: 2-4). La durata media del ricovero è stata pari a 2,3 giorni (range: 1-5 giorni). In 3 casi si è passati all’intervento a cielo aperto. Due complicanze sono state rappresentate da un’emotrasfusione e da idronefrosi, entrambe gestite in modo conservativo. Il follow-up medio è stato di 16,2 mesi (range: 6-36 mesi). Nonostante un rigoroso protocollo di sorveglianza non si sono avute recidive.
Conclusioni. La crioterapia renale rappresenta una valida opzione all’intervento chirurgico nel caso di lesioni renali di piccole dimensioni, periferiche. La procedura viene ben tollerata e può essere presa in considerazione in pazienti che non sono candidati ideali per un approccio chirurgico a cielo aperto, avendo una minima morbidità e ottenendo risultati molto incoraggianti. È essenziale una stretta sorveglianza post-trattamento. Per stabilire l’efficacia a lungo termine della crioterapia laparoscopica renale saranno necessari dati relativi a follow-up di maggiore durata.

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