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Rivista di Nefrologia e Urologia


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Minerva Urologica e Nefrologica 2005 Giugno;57(2):71-84

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Terapia medica del carcinoma prostatico. Revisione della letteratura

Roscigno M., Sangalli M., Mazzoccoli B., Scattoni V., Da Pozzo L., Rigatti P.

Department of Urology Vita-Salute University San Raffaele Hospital, Milan, Italy

L’ormonoterapia (hormonal therapy, HT) rappresenta la terapia cardine del carcinoma prostatico (prostate cancer, Pca) avanzato. I vantaggi della monoterapia o del blocco androgenico completo (combined androgen blockade, CAB) sono ancora oggetto di discussione. I pazienti con PCa avanzato mostrano un chiaro beneficio derivante dalla HT nella palliazione dei sintomi e nel miglioramento della qualità di vita (quality of life, QOL). Rimane, comunque, controverso se queste terapie prolunghino la sopravvivenza quando somministrate prima che la malattia diventi sintomatica. I dati derivanti da numerosi recenti studi indicano che un trattamento più precoce determina una prognosi più favorevole, ma non è facile determinare quando iniziare la HT.
Con l’obiettivo di ridurre l’insorgenza della crescita androgeno-indipendente del Pca, i pazienti sono stati sottoposti a diversi regimi di blocco androgenico intermittente (intermittent androgen blockade, IAB). L’impiego del IAB è aumentato, ma nonostante i teorici vantaggi in termini di QOL, gli studi clinici devono ancora dimostrarne la superiorità nei confronti della terapia continuativa. Anche il ruolo della HT in associazione alla chirurgia/radioterapia è stato valutato. Mentre la ormonoterapia neoadiuvante (neoadjuvant hormonal therapy, NHT) può ridurre significativamente l’incidenza di margini positivi al momento della prostatectomia radicale, 3 mesi di trattamento non sono sufficienti per avere un effetto significativo in termini di recidiva biochimica. Si attendono i risultati degli studi che valutano una NHT prolungata (8 mesi). Per i pazienti ad alto rischio occorrerebbe considerare una ormoterapia adiuvante (adjuvant hormonal therapy, AHT) dopo chirurgia, in quanto essi sembrano avere la più alta probabilità di trarne beneficio. Il razionale dell’utilizzo della NHT in associazione alla radioterapia è la riduzione del volume tumorale e, di conseguenza, della dose di radioterapia necessaria per il trattamento. È stato evidenziato che la NHT della durata di 3-4 mesi riduce il volume prostatico del 25-50%. I pazienti con rischio intermedio, trattati con NHT e HT concomitante, hanno dimostrato una probabilità del 94% di sopravvivenza libera da recidiva biochimica a 4 anni, suggerendo che questo sia il gruppo ideale di pazienti da trattare con una HT a breve termine in combinazione con la brachiterapia. Alcuni studi hanno messo in evidenza il fatto che i pazienti con tumore ad alto rischio clinicamente localizzato o localmente avanzato beneficiano di una radioterapia radicale associata a una AHT a lungo termine.
L’attuale trattamento del Pca avanzato rimane essenzialmente palliativo. Comunque, una migliore comprensione della natura eterogenea di tale malattia, dei meccanismi che conducono al carcinoma prostatico ormono-refrattario (hormone-refractory prostate cancer, HRPC) ha identificato nuovi obiettivi terapeutici e portato allo sviluppo di nuove terapie selettive, che possono aiutare a prolungare la sopravvivenza e a mantenere la miglior QOL possibile nei pazienti con HRPC.

lingua: Inglese


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