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Rivista di Nefrologia e Urologia


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REVIEWS  


Minerva Urologica e Nefrologica 2003 Dicembre;55(4):219-38

lingua: Inglese

Aggiornamenti sul ruolo della terapia a base di deprivazione di androgeni nel trattamento del carcinoma della prostata

Cooperberg M. R. 1, Small E. J. 1,2, D’Amico A. 3, Carroll P. R. 1

1 Department of Urology, UCSF/Mt Zion Comprehensive Cancer Center, University of California, San Francisco, CA, USA
2 Department of Medicine, UCSF/Mt Zion Comprehensive Cancer Center, University of California, San Francisco, CA, USA
3 Department of Radiation Oncology, Brigham and Women’s Hospital and Dana Farber Cancer Institute, Boston, MA, USA


PDF  ESTRATTI


La terapia a base di deprivazione di androgeni svolge un ruolo di fondamentale importanza nel trattamento del carcinoma della prostata. La terapia a base di deprivazione di androgeni rappresenta la base del trattamento della patologia metastatica; la metodica più utilizzata è la soppressione gonadica mediante la somministrazione di agonisti del fattore di rilascio dell’ormone luteinizzante, con o senza antiandrogeni. La monoterapia a base di antiandrogeni è tuttora ferma a uno stadio sperimentale; analogamente, si sta ancora studiando il ruolo esatto dell’inibizione dell’enzima 5-α reduttasi nel carcinoma della prostata. La terapia intermittente a base di deprivazione di androgeni promette un miglioramento nella qualità della vita e una riduzione dei costi, senza che sia stata finora riscontrata una diminuzione dell’efficacia a livello oncologico. Oggi abbiamo a disposizione uno spettro sempre più ampio di opzioni terapeutiche per la deprivazione secondaria di androgeni, in seguito alla progressione della malattia in corso di terapia primaria: tra queste opzioni figurano gli antiandrogeni ad alte dosi, gli estrogeni e gli agenti soppressori degli androgeni surrenalici. La terapia a base di deprivazione di androgeni viene utilizzata come monoterapia di 1° linea nei pazienti che presentano una patologia localizzata, ma fino a oggi sono stati condotti solamente pochi studi clinici, di tipo non randomizzato e su pazienti altamente selezionati. In alcuni studi clinici prospettici di tipo multicentrico è stato dimostrato che la terapia neoadiuvante a base di deprivazione di androgeni è in grado di migliorare la prognosi nei pazienti ad alto rischio oppure con una patologia locale già in stadio avanzato, che vengono sottoposti a radioterapia con fascio di radiazioni esterno. Gli studi clinici condotti sui pazienti a basso rischio, con una patologia localizzata, sono ancora in corso. La terapia neoadiuvante non è in grado di migliorare la prognosi dei pazienti con una patologia localizzata che optano per la prostatectomia radicale e non è ancora stata opportunamente studiata in associazione con la brachiterapia. Gli effetti collaterali della terapia a base di deprivazione di androgeni possono essere controllati sempre più efficacemente; in particolare, l’introduzione dello zaledronato è in grado di ridurre l’impatto dell’osteoporosi associata alla terapia a base di deprivazione di androgeni. Infine, il quadro che emerge dai dati provenienti dalla pratica clinica attuale suggerisce che l’utilizzo della terapia a base di deprivazione di androgeni è sempre più diffuso nei gruppi di pazienti a rischio, sia nei contesti in cui tale terapia è giustificata dalle prove di evidenza, sia in quelli in cui non lo è.

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