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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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REVIEWS  


Minerva Urologica e Nefrologica 2003 Marzo;55(1):101-9

lingua: Inglese

L’ipertensione dopo il trapianto renale

Dikow R., Zeier M., Ritz E.

Depart­ment of Inter­nal Med­i­cine, Ruper­to Caro­la Uni­ver­sity, Hei­del­berg, Ger­ma­ny


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Con l’utilizzo dell’attuale terapia immunosoppressiva, valori elevati di pressione arteriosa vengono riscontrati in circa il 90% dei pazienti trapiantati. Le cause principali di questo fenomeno sono costituite dalla compromissione della funzionalità renale, secondaria alla nefropatia cronica da allotrapianto o (meno frequentemente) dalle recidive della patologia renale primitiva, dall’utilizzo degli inibitori della calcineurina come farmaci immunosoppressori, dall’incontrollata secrezione di renina da parte dei reni danneggiati del paziente trapiantato, dalle lesioni stenosanti dell’arteria utilizzata nel trapianto (o delle arterie a monte del paziente trapiantato), dalla policitemia e dalla predisposizione genetica all’ipertensione del donatore del trapianto. Anche livelli più lievi di ipertensione arteriosa presentano un impatto significativo sulla sopravvivenza del paziente trapiantato e sulla sopravvivenza del trapianto, verosimilmente a causa dell’amplificazione del danno vascolare al trapianto. In considerazione di quanto detto, i valori elevati di pressione arteriosa sistolica, insieme a un irregolare profilo pressorio circadiano, presentano una rilevanza particolare. Contrariamente a quanto si riteneva in passato, gli inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina rappresentano un trattamento indicato ma, in considerazione del ruolo causale svolto dalla ritenzione di sodio nella vasocostrizione del trapianto, i diuretici e i bloccanti dei canali del calcio rimangono i farmaci di scelta nel trattamento antiipertensivo del paziente che ha ricevuto l’allotrapianto di rene.

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