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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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REVIEWS  


Minerva Urologica e Nefrologica 2003 March;55(1):67-79

lingua: Inglese

Immunoterapia di induzione con anticorpi monoclonali contro IL-2Rα nel trapianto di rene

Ahsan N.

Division of Nephrology and Transplantation University of Medicine and Dentistry of New Jersey Robert Wood Johnson Medical School New Brunswick, NJ, USA


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Lo sviluppo di nuovi farmaci immunosuppressori è finalizzato a ridurre l’incidenza e la gravità del rigetto acuto post-trapianto in fase precoce. Un potenziale bersaglio per una terapia immunosoppressiva maggiormente specifica con anticorpi monoclonali è rappresentato dalla catena α dei recettori ad alta affinità per l’interleukina-2 (IL-2R α). Studi clinici condotti mediante l’utilizzo di anticorpi monoclonali di tipo murino contro IL-2Rα (IL-2R α mAb) nel trapianto renale hanno mostrato che l’inattivazione completa di IL-2Rα durante i primi mesi critici nel periodo post-trapianto determina una vera e propria immunoprofilassi, specialmente nel 1° periodo post-trapianto. Tuttavia l’efficacia di questi farmaci è diminuita dalla loro breve emivita nell’uomo e dalla loro immunogenicità nella forma di anticorpi neutralizzanti umani antimurini. Questi problemi connessi all’origine murina degli anticorpi possono essere in parte superati utilizzando prodotti di tipo chimerico e iper-chimerico (anticorpi umanizzati) e seguendo regimi terapeutici a dosi multiple.
Entrambi gli anticorpi monoclonali contro IL-2Rα attualmente approvati per l’impiego clinico, il daclizumab (umanizzato) e il basiliximab (chimerico), si sono rivelati in grado di ridurre la frequenza del rigetto acuto nei pazienti con trapianto renale, senza un evidente aumento negli effetti tossici a breve termine. Nella maggior parte dei centri per il trapianto dove questi farmaci vengono utilizzati, il daclizumab e il basiliximab vengono somministrati di routine come immunoprofilassi di induzione secondo regimi terapeutici a dosi multiple raccomandati per i pazienti con trapianto di organo solido. Altri centri hanno limitato il loro impiego a particolari pazienti ad alto rischio, come i pazienti sottoposti a trapianto di più organi, i pazienti con anticorpi reattivi contro un ampio spettro antigenico, i pazienti afro-americani, i pazienti a rischio di sviluppare una ritardata funzionalità del trapianto e i bambini.
Recentemente alcuni ricercatori hanno somministrato con successo questi anticorpi insieme ai nuovi agenti immunosoppressori in protocolli a dosaggio limitato, o in modo tale da realizzare un efficace rapporto costi-benefici e regimi terapeutici semplificati.
Pertanto, in assenza di una comprovata efficacia a lungo termine, è verosimile che questi farmaci verranno somministrati in protocolli a dosaggio limitato insieme a uno dei modulatori dell’IL-2, ad esempio un inibitore della calceneurina, a un gruppo selezionato di pazienti, per i quali risulta indicata una immunosoppressione aggiuntiva nel 1° periodo post-trapianto.

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