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Rivista di Nefrologia e Urologia


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Minerva Urologica e Nefrologica 2003 Marzo;55(1):57-66

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Nuovi anticorpi monoclonali nel trapianto di rene

Vincenti F.

Kidney Transplant Service University of California, San Francisco, CA, USA

Un decennio di spettacolari innovazioni nel campo dei farmaci immunosoppressori di mantenimento ha condotto a una drammatica riduzione del rigetto acuto e a un miglioramento nella prognosi a breve e lungo termine dopo il trapianto renale. Tuttavia i nuovi farmaci mancano ancora di specificità, molti richiedono un frequente monitoraggio terapeutico e sono tutti associati a tossicità acuta e cronica. I nuovi agenti biologici, gli anticorpi monoclonali (chimerici, umanizzati e completamente umani) e le proteine di fusione recettoriale, non presentano immunogenicità, hanno una lunga emivita e prolungati effetti biologici, richiedono una somministrazione intermittente e comportano una tossicità minima. La specificità e la selettività dei bersagli dei nuovi agenti biologici li rende meno tossici rispetto ai farmaci di mantenimento orali e pertanto presentano le potenzialità per rimpiazzare i farmaci di mantenimento più frequentemente associati alla tossicità a lungo termine, come i corticosteroidi e gli inibitori della calcineurina. Gli anticorpi monoclonali anti-recettore per l’interleuchina 2, di recente introduzione, rappresentano il prototipo degli agenti biologici del futuro: selettivi, sicuri, e in grado di indurre prolungati effetti biologici. Gli anticorpi monoclonali anti-recettore per l’interleuchina 2 sono stati utilizzati con diversi protocolli terapeutici di immunosoppressione di mantenimento: terapia doppia con ciclosporina e prednisone, terapia tripla con ciclosporina, azatioprina e prednisone, e con protocolli terapeutici più recenti, come ciclosporina o tacrolimo, mofetil micofenolato e prednisone, e in ultimo con sirolimo, mofetil micofenolato e prednisone. Il più grande obiettivo dei nuovi agenti biologici nello sviluppo clinico consiste nel bloccare la via di co-stimolazione. Il primo tentativo di bloccare la via CD40-CD154 con anticorpi monoclonali anti-CD154 è stato deludente. La terapia anti-CD154 è risultata essere associata ad eventi tromboembolici e a rigetto acuto. I tentativi di bloccare la via CD28-B7s (CD80-CD86) sono attualmente in corso con la proteina di fusione recettoriale, LEA29Y, CTL4Aig di seconda generazione e anticorpi monoclonali umanizzati contro CD80 e CD86. Anche LFA1, una molecola di adesione che prende parte alla via di co-stimolazione, è stata resa bersaglio di un anticorpo monoclonale che si lega alla catena CD11a di LFA1. In uno studio di fase 1 è stato dimostrato che l’efalizumab, un anticorpo monoclonale umanizzato anti-CD11a, è potenzialmente efficace nel trapianto di rene. Un anticorpo monoclonale umanizzato anti-CD45 RB è attualmente sottoposto a studi preclinici e verrà verosimilmente testato entro 1 anno in uno studio di fase 1 sul trapianto di rene. Nonostante siano stati pubblicati gli eccellenti risultati ottenuti con l’impiego degli anticorpi monoclonali anti-CD45 RB nel trapianto sperimentale, il meccanismo di azione degli anticorpi monoclonali anti-CD45 RB resta da determinare. Diversi anticorpi che sono stati approvati per indicazioni non di trapianto vengono attualmente utilizzati nel trapianto renale in studi clinici a singolo centro, inclusi il Campath 1 H, un anticorpo monoclonale umanizzato anti-CD52, il Rituxamab, un anticorpo monoclonale chimerico anti-CD20, e l’Infliximab, un anticorpo monoclinale chimerico anti-TNFα. Inoltre, diversi anticorpi monoclonali umanizzati mutagenizzati anti-CD3, huOKT3γ1, aglycosyl CD3 e HuM 291 sono stati utilizzati in studi limitati al trapianto renale, ma devono ancora conseguire uno sviluppo clinico formale. Gli anticorpi monoclonali umanizzati e le proteine di fusione recettoriale offrono la potenzialità di fornire ai pazienti riceventi il trapianto renale un innovativo protocollo terapeutico di immunosoppressione che si basa sulla somministrazione endovenosa intermittente di agenti sicuri e non tossici, in sostituzione della terapia farmacologica orale di mantenimento.

lingua: Inglese


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