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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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REVIEWS  


Minerva Urologica e Nefrologica 2003 March;55(1):13-24

lingua: Inglese

Trapianto renale a lungo termine: successi recenti e nuovi problemi

Braun W. E.

Depart­ment of Neph­rol­o­gy and Hyper­ten­sion, Cleve­land Clin­ic Foun­da­tion, Cleveland, OH, USA


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Si è assistito ad un continuo progresso nella prevenzione del rigetto acuto comprovato da biopsia e nella percentuale di successo a un anno dal trapianto e, dopo un certo ritardo, dell’emivita condizionale del trapianto. Dietro a questi notevoli traguardi ci sono diverse implicazioni preoccupanti: il rigetto preclinico non diagnosticato; il sopraggiungere di ritetto umorale acuto e cronico; l’effetto diverso di alcuni tipi di rigetto acuto sullo sviluppo del rigetto cronico; la possibilità che gli attuali progressi raggiunti nel prevenire il rigetto acuto precoce non implichino necessariamente per il trapianto un’emivita superiore se non con l’inclusione di una sostenuta terapia di supporto. L’utilizzo delle ciclosporine (CSA) è stato rivisto in un minore dosaggio, in protocolli di conversione e annullamento, nel monitoraggio del livello plasmatico C2, nella disponibilità dei farmaci generici, e nella loro applicazione in patologie renali non trapiantabili a carattere immunologico. Purtroppo rimane ancora l’enigma della nefropatia cronica da trapianto eterologo (CAN), ma gli studi più recenti sugli effetti dell’ipomagnesiemia sono promettenti. Il numero reale di successi di trapianto renale veramente a lungo termine stanno fornendo notevoli informazioni sul modo in cui questi trapianti e i loro riceventi raggiungano il successo dei trent’anni. Più della metà di questi pazienti hanno sofferto di rigetto acuto precoce (anche di tipo Banff II e III). In un certo qual modo oltre ogni aspettativa, questi pazienti non mostrano livelli linfocitari CD4+ e CD8+ al di sotto dei livelli normali. Tuttavia, mostrano tipicamente una riduzione di cellule B, condizione che potrebbe proteggerli dal rigetto umorale avanzato. Le indicazioni future probabilmente porteranno all’inclusione di sostenute terapie di supporto che abbiano potenzialità secondarie anti-proliferative e anti-fibrogenetiche. Poiché il trauma cronico a seguito del trapianto renale eterologo, così come le complicazioni principali del trapianto renale (le patologie cardiovascolari e le neoplasie cutanee), sono connesse dalla caratteristica comune di eccessiva attività proliferativa, sebbene di diversi tipi cellulari, la terapia a lungo termine si indirizzerà a proteggere, sia il trapianto eterologo, che il paziente ricevente incorporando come terapia a lungo termine agenti anti-proliferativi specifici che potrebbero includere inibitori del sistema renina-angiotensina-aldosterone, statine, sirolimus, acido micofenolico e leflunomide.

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