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Rivista di Nefrologia e Urologia


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REVIEWS  


Minerva Urologica e Nefrologica 2003 Marzo;55(1):1-11

lingua: Inglese

Il problema del fallimento tardivo del trapianto renale

Cardarelli F., Saidman S., Theruvath T., Tolkoff-Rubin N., Cosimi A. B., Pascual M.

Renal and Trans­plan­ta­tion ­Units Mas­sa­chu­setts Gen­er­al Hos­pi­tal Har­vard Med­i­cal ­School, Bos­ton, Mas­sa­chu­setts, USA
Transplantation Center Centre Hospitalier Universitaire Vaudois Lausanne, Switzerland


PDF  ESTRATTI


I 2 fattori principali implicati nel fallimento del trapianto renale nel tardo periodo dopo il trapianto sono il rigetto cronico (o nefropatia cronica da trapianto) e la morte del paziente con organo funzionante (dovuta principalmente a complicanze cardiovascolari).
Nonostante il mantenimento della terapia immunosoppressiva per tutta la vita del paziente, la risposta immunologica rimane il fattore principale nella patogenesi del rigetto cronico; è stato dimostrato che sia i meccanismi cellulari, che quelli umorali svolgono un importante ruolo.
In questa revisione della letteratura vogliamo sottolineare la rilevanza dei meccanismi umorali della risposta immunologica nella patogenesi del rigetto cronico. Fattori non immunologici, quali la qualità dell’organo trapiantato, il trauma ischemico iniziale, la tossicità degli inibitori della calcineurina (CNI), l’ipertensione e l’iperlipidemia, contribuiscono al progressivo trauma cronico dell’organo trapiantato, ma non verranno analizzati in dettaglio in questa sede.
Strategie potenziali per la stabilizzazione o il miglioramento della funzione del rene trapiantato nei pazienti con conclamato «rigetto cronico/nefropatia cronica da trapianto» (VR/CAN) includono la somministrazione di micofenolato mofetile (o di sirolimus) con o senza riduzione del dosaggio di ciclosporina, o la conversione da ciclosporina a tacrolimus. Tuttavia trials clinici prospettici e randomizzati sono necessari per testare l’efficacia di queste strategie.
Attualmente una delle sfide maggiori per i medici che si interessano di trapianto renale consiste nello sviluppare regimi terapeutici che prevengano il CR/CAN poiché, una volta insorta, la patologia procede tipicamente e inesorabilmente verso il fallimento del trapianto renale nella maggior parte dei pazienti. Sono sempre più numerosi i dati sperimentali che sottolineano l’importanza che le nuove terapie immunosuppressive controllino non solo la risposta dei linfociti T, ma anche quella dei linfociti B (cioè limitino la produzione di anticorpi contro antigeni del donatore) per poter prevenire il CR/CAN e migliorare la sopravvivenza a lungo termine del trapianto.

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