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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Urologica e Nefrologica 2002 September;54(3):173-7

Copyright © 2002 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Litolapassi percutanea: come renderla più sicura. Nostra esperienza

Granata M. 1, Costanzo V. 1, Condorelli S. 1, Pisciotta F. 1, Matera M. 2, Costantino G. 2

1 Sezione di Urologia Fondazione G. B. Morgagni, Catania 2 Dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Clinica Sezione di Nefro-Urologia Università degli Studi di Catania, Catania


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Obiettivo. La litolapassi percutanea dei calcoli renali è ormai una metodica ben consolidata e viene utilizzata sempre più spesso grazie a nuovi ausili tecnologici e al migliore addestramento del personale specializzato che ne hanno ampliato le indicazioni all’uso. Nel presente lavoro gli Autori espongono i mezzi che, a loro avviso, possono rendere più rapida e sicura la metodica: l’ecografo per il puntamento del calcolo e il dilatatore a palloncino per la creazione del tramite nefrostomico e del canale operativo.
Metodi. Sono stati trattati consecutivamente 68 pazienti affetti da litiasi renale non suscettibile di ESWL, 55 con calcolosi pielica primitiva a stampo o del calice inferiore e 13 con litiasi secondaria ad un trattamento con onde d’urto; per la frammentazione dei calcoli è stato utilizzato un litotritore ad energia balistica tipo “litoclast”. Per ogni soggetto sono stati registrati i tempi operatori, le eventuali complicanze e la degenza ospedaliera. Per il puntamento del calcolo è stato impiegato, oltreché l’intensificatore di brillanza, un ecografo con sonda Convex da 3,5 Mhz che ha facilitato la manovra e ne ha ridotto i tempi. Per la creazione di un adatto canale operativo è stato adoperato un catetere a palloncino, gonfiato rapidamente fino a 12-14 Torr.
Risultati. In soli tre pazienti (pari al 4,4%) sono state registrate perdite ematiche tali da consigliare o rendere necessaria un’emotrasfusione; in 1 caso è stato necessario effettuare una nefrectomia a distanza di quattro giorni dall’intervento a causa di una grossa fistola artero-venosa. La nefrostomia postoperatoria è stata rimossa generalmente in terza giornata; la degenza ospedaliera è stata mediamente di 4 giorni.
Conclusioni. La bassa incidenza di complicazioni di significativa gravità e il numero relativamente esiguo di giorni di degenza in reparto suggeriscono che l’uso degli ultrasuoni e del catetere a palloncino rendono più facile e sicura la chirurgia percutanea della calcolosi renale rispetto ai tempi trascorsi. Inoltre, l’ecografia, che permette di seguire in tempo reale il tragitto dell’ago, consente altresì di ridurre l’esposizione del personale medico e paramedico ai raggi X; il costo relativamente elevato del catetere a palloncino viene compensato dai ridotti tempi operatori e di degenza complessiva dei pazienti.

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