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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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Minerva Urologica e Nefrologica 2002 September;54(3):149-56

Copyright © 2002 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese

Come diagnosticare l’ipertensione arteriosa nei pazienti in trattamento emodialitico

Agarwal R.

Indiana University School of Medicine and Richard L. Roudebush VA Medical Center Indianapolis, USA


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Un’accurata determinazione dei valori pressori è indispensabile per diagnosticare e trattare uno stato ipertensivo in tutti i pazienti che ne sono affetti. Sebbene l’ipertensione costituisca un problema rilevante nei pazienti sottoposti a emodialisi e sia caratterizzata da elevati livelli pressori sisto-diastolici, spesso è difficile valutare la pressione arteriosa in questi pazienti. Fra gli aspetti peculiari di questo gruppo di pazienti ipertesi sono compresi l’aumento ponderale osservato negli intervalli fra le sedute emodialitiche, il verificarsi di episodi di apnea notturna e della conseguente ipertensione notturna e l’impossibilità di misurare la pressione in entrambe le braccia nei pazienti portatori di fistola artero-venosa al braccio. Le difficoltà a misurare con precisione la pressione arteriosa sono aumentate dall’assenza di metodi di misurazione standardizzati e dal verificarsi di un effetto “white coat” nel 20% circa dei pazienti. L’esatta determinazione della pressione arteriosa nei pazienti sottoposti a emodialisi richiede il monitoraggio pressorio ambulatoriale inter-dialitico. Tuttavia, se non è possibile ricorrere al monitoraggio ambulatoriale, la determinazione della pressione eseguita presso le strutture di emodialisi può essere utilizzata in modo qualitativo per predire uno stato ipertensivo in questi pazienti. Un valore medio predialitico bisettimanale superiore a 150/85 mmHg o un valore postdialitico superiore a 130/75 mmHg possiede una sensibilità superiore all’80% nel porre diagnosi di ipertensione. Una specificità almeno pari all’80% può essere raggiunta se si impiegano valori soglia di pressione arteriosa predialitica superiori a 160/90 mmHg e di pressione postdialitica superiori a 140/80 mmHg. Tuttavia, la scarsa correlazione dei valori pressori così rilevati con quelli registrati durante monitoraggio ambulatoriale impedisce che i primi vengano utilizzati per predire con esattezza un’eventuale ipertensione. Quando non è disponibile un sistema di monitoraggio pressorio interdialitico, è possibile affinare la rilevazione dei valori pressori migliorando le tecniche di determinazione utilizzate nelle unità di dialisi, facendo la media fra più rilevazioni pressorie, utilizzando i valori pressori misurati a distanza di 20 min dal termine della dialisi o monitorando la pressione al domicilio del paziente.

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