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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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Minerva Urologica e Nefrologica 2001 March;53(1):45-55

Copyright © 2001 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

La «malattia di Bright» a Torino e in Italia dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento

Stratta P., Bermond F., Canavese C., Colla L., Burdese M., Quaglia M., Besso L., Sandri L., Dogliani M. *

Università degli Studi - Torino Dipartimento di Medicina Interna Sezione di Nefrologia
*Ospedale di Ciriè - Torino Dipartimento di Nefrologia


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Sebbene il termine «nefriti» sia apparso per la prima volta nel Diciannovesimo secolo, il suo significato è andato modificandosi nel tempo; infatti per molti anni questa parola è stata utilizzata per indicare Je «patologie «renali» (nell’accezione di «malattia di Bright») in senso lato. Questo lavoro riassume la lunga evoluzione del concetto di «glomerulonefriti» dalla preistoria della Medicina fino ai primi anni della seconda metà del Ventesimo secolo con particolare riferimento all’Italia e specialmente a Torino, capitale del Regno d’Italia dal 1861 al 1865. Per quel che ci risulta, questo è il primo studio che riporta un’analisi epidemiologica della malattia di Bright in Italia dal 1880 fino al 1960.
Verso la fine del Diciannovesimo secolo la malattia di Bright era responsabile, in Italia, di 26 morti/anno/100.000 abitanti (rispetto a più di 200 morti per tubercolosi), approssimativamente le stesse percentuali riportate negli Stati Uniti. All’inizio del Ventesimo secolo la malattia di Bright era la settima causa di morte (circa l’1% del totale) in Italia. Inoltre in Italia, così come altrove, gli studi autoptici hanno dimostrato che la percentuale di cause di morte attribuibili alla malattia di Bright era più alta rispetto ai dati ottenuti dagli studi in vivo. Nel 1960, poco prima dell’arrivo della terapia sostitutiva, la malattia di Bright era responsabile di 15,7 morti/anno/100.000 abitanti (l’1,46% del totale), circa gli stessi dati riportati nel Regno Unito (13,8 morti/anno/100.000 abitanti, corrispondente all’1,25% dei decessi). Probabilmente è stato difficile stimare la reale incidenza di insufficienza renale cronica che conduceva a morte negli anni Sessanta, e gli studi in vivo erano in grado di fornire solo una stima approssimativa del fenomeno. Comunque, è degno di nota il fatto che questi valori erano molto vicini a quelli stimati essere la richiesta annuale per l’avvio della terapia sostitutiva (10-20/anno/100.000 abitanti).

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