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Rivista di Nefrologia e Urologia


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Minerva Urologica e Nefrologica 2000 Settembre;52(3):167-71

XVI CONGRESSO DELLA SOCIETÀ ITALIANA DI NEFROLOGIA SEZIONE PIEMONTE-VALLE D’AOSTA
Castello di Rivoli, Rivoli (TO) 10 ottobre 1998 

Terapia conservativa della ptosi renale

Boccardo G., Ettari G., De Prisco O., Maurino D.

ASL 16 Mondovì-Ceva - Piemonte UOA di Nefrologia e Dialisi

Obiettivo. La ptosi renale o rene mobile, è la dislocazione caudale acquisita di uno o di entrambi i reni, di diverso grado ed eziologia; negli ultimi anni è stata completamente trascurata. L’orientamento generale di considerare la ptosi renale una patologia urologica, ha orientato gli studi alla ricerca di una terapia risolutiva chirurgica. L’esistenza di più di 150 tecniche di intervento sono la palese dimostrazione della facilità d’insuccesso, per cui la chirurgia affronta mal volentieri questa patologia, lasciando il più delle volte il paziente solo con le sue problematiche. Le numerose complicanze di interesse nefrologico che la ptosi renale può comportare, ci hanno spinti a ricercare alternative terapeutiche da proporre al nefrologo per il trattamento conservativo del rene mobile, per consentire al paziente di convivere «a minor danno» con la sua patologia.
Metodi. Abbiamo eseguito uno studio longitudinale per 60 mesi su 102 pazienti affetti da ptosi renale e mono o bilaterale, analizzando 6, 12, 24, 60 mesi: ematuria cilindroidi urinari, astenia, dolore ed assunzione giornaliera di calmanti. tutti i pazienti hanno osservato per tutto il periodo terapia idropinica (3 l/die) e il decubito notturno in posizione di Trendelenburg (rialzo di 10 cm ai piedi del letto). Sono stati esclusi dalle indagini i pazienti affetti da litiasi, IVU in atto, nefropatia medica primitiva o secondaria.
Risultati. Dai risultati si evince che tutti i parametri hanno registrato un netto e progressivo miglioramento. Ad un anno, oltre la metà dei soggetti trattati era migliorata e, dopo due anni, più dei due terzi lamentava solo sintomi marginali.
Conclusioni. Sono riportati i valori quali quantitativi e temporali, sulla cui base è possibile rilevare che la terapia conservativa permette di restituire al paziente la possibilità di condurre una vita, anche lavorativa, pressoché normale, riducendo il rischio di complicanze.

lingua: Italiano


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