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Rivista di Nefrologia e Urologia


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Minerva Urologica e Nefrologica 1998 Settembre;50(3):213-21

 NOTE DI TECNICA

Impianto uretrale di collagene nel trattamento dell’incontinenza urinaria. Confronto tra accesso transuretrale e periuretrale

Von Heland M. 1, Mantovani F. 2, Zanetti G. 2, Ceresoli A. 2, Ginepri A. 1, Frascaro E. 1, Pisani E. 2, Di Silverio F. 1

1 Università degli Studi di Roma, «La Sapienza» - Roma, Dipartimento di Urologia «U. Bracci»;
2 Università degli Studi - Milano, Istituto di Urologia, IRCCS

Introduzione ed obiettivi. La chirurgia mininvasiva per il trattamento dell’incontinenza urinaria trova la sua espressione in quelle sostanze definite «iniettabili» quali il polytef (politetrafluoroetilene), il grasso autologo o il collagene bovino, in grado di aumentare le resistenze uretrali e di supportare quelle sfinteriali. Si tratta di una procedura semplice a cui i pazienti possono essere sottoposti in anestesia locale, in breve tempo ed in regime di day hospital. Il collagene è il materiale più utilizzato per realizzare questo tipo di chirurgia sia per la sua completa biocompatibilità, sia per la minore attività infiammatoria e la sua maggiore fluidità che permette l’uso di aghi più sottili rispetto al politef per il quale sono necessari strumentari particolari quali la «pistola iniettiva» e per il quale si sono avuti casi di migrazione a distanza del materiale iniettato con formazione di granulomi. Per contro, il suo costo è elevato ed inoltre il collagene viene parzialmente riassorbito in un tempo di 24-36 mesi, richiedendo spesso una successiva infiltrazione. Sebbene il grasso autologo sia di basso costo, anch’esso mostra l’inconveniente di essere riassorbito e la procedura, seppur mininvasiva, presenta maggiori difficoltà tecniche per il calibro degli aghi da impiegare e per il tempo richiesto per il recupero e la preparazione del materiale.
Metodi. Abbiamo studiato i risultati ottenuti attraverso due differenti accessi: transuretrale e periuretrale. Un gruppo di 48 pazienti sono state sottoposte ad infiltrazione di collagene per il trattamento dell’incontinenza urinaria: 24 pazienti sono state trattate con infiltrazioni transuretrali di collagene e 24 pazienti con infiltrazioni periuretrali. Il follow up a 6, 12, 24 mesi dopo l’intervento comprendeva: esame obiettivo, pad test, valutazione funzionale, esame urodinamico completo(flussometria, cistomanometria, LPP, studio pressione-flusso, UPP).
Risultati. Non sono state dimostrate differenze cliniche apprezzabili nei due gruppi di pazienti trattate per via transuretrale e per via periuretrale, sebbene l’impianto di collagene per via transuretrale necessita di una minor quantità di materiale, riducendo i costi del trattamento. Si è avuta un’efficacia del trattamento nell’80% delle pazienti, con ripristino di una continenza urinaria completa nel 50% dei casi. Sebbene non siano state dimostrate differenze cliniche apprezzabili nei risultati ottenuti con l’impianto effettuato per via transuretrale o periuretrale, la via transuretrale può essere usata in entrambi i sessi anche se, senza un «resettore modificato» con ago incorporato, risulta difficile iniettare il collagene nella giusta posizione a livello della sottomucosa del collo vescicale. La via perineale esclusiva del sesso femminile, pur richiedendo una curva di apprendimento più lunga, si esegue senza rischio di sanguinamento uretrale o perdita di sostanza. Sulla base di un’esperienza di quattro anni gli Autori concordano sul fatto che, disponendo di uno strumentario adeguato, la via transuretrale sia da preferirsi per la precisione della sede di inoculazione che comporta un più lento e minore riassorbimento di materiale e quindi un significativo prolungamento dell’efficacia senza la necessita di successivi reimpianti e con una riduzione del costo del trattamento. L’impianto di collagene va considerato in un contesto terapeutico integrato con la farmacoterapia topica e sistemica e la fisioterapia riabilitativa e non pregiudica, in caso di insuccesso, interventi più impegnativi come il posizionamento di uno sfintere artificiale nel maschio o le procedure di «Sling» nei soggetti di sesso femminile.
Conclusioni. Noi riteniamo che l’impianto uretrale di collagene per il trattamento dell’incontinenza urinaria sia una tecnica valida per migliorare la continenza urinaria attraverso un effetto non ostruttivo in grado di aumentare le resistenze uretrali. Inoltre tale tecnica, effettuata in anestesia locale, permette il trattamento di tutte quelle pazienti che non possono essere sottoposte ad anestesia generale e ad una chirurgia tradizionale in relazione al loro performance status.

lingua: Italiano


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