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ULTIMO FASCICOLOMINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Urologica e Nefrologica 1998 Settembre;50(3):179-83

lingua: Italiano

Infezione dei cateteri estemporanei per emodialisi. Esperienza di un centro

Ottone S. 1, Cecere P. 1, Colombo P. 1, Porcu M. 1, Filiberti O. 1, Costantini L. 1, Guazzotti G. C. 2, Cagna G. 1, Peona C. 1

1 Azienda Regionale USL 11, Ospedale Sant’Andrea - Vercelli, Servizio di Nefrologia e Dialisi;
2 Azienda Regionale USL 11, Ospedale Sant’Andrea - Vercelli, Servizio di Microbiologia


PDF  ESTRATTI


Introduzione. In questo studio è stata valutata retrospettivamente la prevalenza delle infezioni su 67 cateteri venosi centrali (CVC) a doppio lume, 35 dei quali posizionati in vena femorale dall’équipe nefrologica e 32 in vena succlavia dagli anestesisti.
Metodi. Sono stati valutati i microrganismi responsabili, la prevalenza delle infezioni clinicamente sintomatiche, la relazione tra infezioni CVC-correlate e durata di permanenza dei cateteri, ed è stato fatto il confronto tra le due differenti sedi d’infissione.
Risultati. L’esame colturale, eseguito con la tecnica semiquantitativa di Maki, ha dato esito positivo in 16/67 (23,8%) casi. I principali agenti patogeni rinvenuti sono stati lo Staphilococcus epidermidis (37,5%) e lo Staphilococcus aureus (31,2%). In 3/16 casi (18,78%) le infezioni sono risultate clinicamente sintomatiche. La permanenza media dei CVC con coltura positiva non è statisticamente differente dalla permanenza media dei CVC con coltura negativa (22,44±13,48 vs 18,38±17,76). I microrganismi isolati sui cateteri femorali e succlavi hanno una distribuzione sovrapponibile e la prevalenza delle infezioni non è statisticamente differente nel confronto tra i due siti d’inserzione.
Conclusioni. In conclusione, il nostro orientamento, in assenza di infezione, è mantenere in sede i cateteri funzionanti evitando ripetute manovre invasive di sostituzione e/o di riposizionamento, mentre in presenza di sospetta infezione sistemica riteniamo più prudente rimuovere il CVC senza attendere l’esito dell’emocoltura, avviando antibioticoterapia dapprima empirica e successivamente mirata sulla base dell’antibiogramma.

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