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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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Minerva Urologica e Nefrologica 1998 Settembre;50(3):175-8

lingua: Italiano

Ptosi renale. Risultati di un questionario nazionale

Boccardo G., Ettari G., De Prisco O., Donato G., Maurino D.

USSL 16 Mondovì - Ceva (Cuneo), Unità Operativa Autonoma di Nefrologia e Dialisi


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Introduzione. La ptosi renale è la dislocazione caudale acquisita di uno o di entrambi i reni, di diverso grado ed etiologia, considerata una patologia urologica per le alterazioni urodinamiche che comporta e, negli ultimi anni, quasi completamente trascurata.
Metodi. Scopo del lavoro è la ricerca di un coinvolgimento parenchimale, attraverso una disamina della nostra casistica ambulatoriale, raffrontata alla letteratura esistente ed ai risultati di un questionario nazionale rivolto agli specialisti del settore.
Risultati. La letteratura riporta una maggiore incidenza nel sesso femminile (25%) rispetto al maschile (4%); la nostra casistica mostra, invece, un’incidenza quasi sovrapponibile (maschi 44% e femmine 55%). La ptosi di II grado risulta più frequente in ambedue i sessi, mentre le forme bilaterali sono prevalenti nel sesso femminile (77%). In accordo con la letteratura sono, invece, le manifestazioni a carico dell’apparato urinario; infatti, gran parte dei pazienti presenta coliche urinarie o algie lombari. Abbiamo osservato anche IVU (62%), litiasi urinaria (26%) ed ectasia calico-pielica (46%). Nel 77% è presente microematuria e, nel 12%, è stata osservata macroematuria. L’ipertensione è presente nel 46% e la proteinuria è osservabile nel 42% dei pazienti. L’ETG ha evidenziato assottigliamento della corticale (12%), cisti (14%) e varie anomalie (8%). Il GFR risulta contratto, in diversa misura, nel 30% dei casi. La presenza di anomalie risulta diversa, a seconda delle fasce di età. Il lavoro presenta, inoltre, tutti i risultati del questionario nazionale.
Conclusioni. In conclusione, data l’incidenza della nefroptosi e la frequenza di alterazioni anatomo-funzionali, riteniamo opportuna una sua riconsiderazione come fonte di insulto cronico renale, anche perché rientra fra le cause di nefropatia ostruttiva, che, secondo alcuni ricercatori, può provocare danni glomerulari ed interstizio-tubulari severi, innescati da stasi urinarie di breve durata e presenti anche nel rene controlaterale.

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