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Rivista di Nefrologia e Urologia

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Periodicità: Bimestrale

ISSN 0393-2249

Online ISSN 1827-1758

 

Minerva Urologica e Nefrologica 1998 Giugno;50(2):143-54

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Ruolo dell’antigene prostatico specifico e dei suoi indici derivati (PSA età-specifico, densità-PSAD, velocità-PSAV, PSA libero-f-PSA) nella diagnosi del carcinoma della prostata

Di Silverio F., D'Eramo G., Buscarini M., Sciarra A., Casale P., Di Nicola S., Loreto A.

Università degli Studi di Roma, «La Sapienza» - Roma, Istituto di Urologia «U. Bracci» - Roma

Il PSA è il marker tumorale più utile per la diagnosi e cura del carcinoma della prostata.
Il suo impiego è comunque, a tutt’oggi ancora privo della sufficiente sensibilità e specificità per poter essere considerato ideale per la diagnosi precoce del carcinoma prostatico. La ragione principale è che il PSA non è un marker specifico per il carcinoma prostatico: una sua elevazione non significa necessariamente presenza di neoplasia e valori entro i limiti della norma non escludono in modo definitivo il tumore.
Attualmente, con la scoperta di diverse forme molecolari del PSA nel siero, sembra possibile una migliore discriminazione fra cancro ed iperplasia. Questo dovrebbe essere particolarmente utile nei casi con valori equivoci di PSA e neoplasia impalpabile occulta in modo da ridurre il numero di biopsie non necessarie in caso di IPB ed aumentarne il numero anche in assenza di anomalie palpatorie o ecografiche nel sospetto fondato di carcinoma prostatico.
In particolare sono recentemente stati proposti dei valori di riferimento i cui aspetti nell’applicazione clinica vengono illustrati in dettaglio. L’individuazione dei valori di riferimento per età di ciascuna forma di PSA e dei loro rapporti sarà certamente di enorme aiuto nella pratica clinica. Senza dubbio comunque questi risultati sono ancora da considerarsi come preliminari. Tutti gli studi finora effettuati sono stati condotti su popolazioni selezionate. A questo punto sono necessari studi prospettici che valutino le quote di PSA libero e totale nel siero nei pazienti già sottoposti a biopsie prostatiche.
I vantaggi della possibile applicazione di un valore di PSA riferito per fasce di età sono evidenti: nei programmi di screening i valori età-specifici sarebbero in grado di discriminare i pazienti più giovani affetti da carcinoma prostatico che quindi beneficerebbero in maniera maggiore di un trattamento radicale.
Allo stesso modo si potrebbero evitare inutili ulteriori indagini in un soggetto anziano che presenta solo una lieve elevazione del PSA.
Recentemente sono apparsi numerosi lavori sulla valutazione seriata del PSA nell’identificazione del carcinoma prostatico. In questi studi il tasso di variazione (velocità del PSA PSAV-slope) si era dimostrato altamente sensibile e specifico per la presenza di tumore della prostata. Dall’esame della letteratura internazionale, il valore che offre i migliori risultati nella distinzione tra iperplasia e carcinoma sembra essere 0,75 ng/ml/anno di elevazione del PSA. È comunque necessario ripetere almeno tre misurazioni nel corso di 18 mesi. L’utilizzo della PSAV appare meno indicato nei pazienti con un PSA elevato e biopsia iniziale negativa. Il rapporto PSA libero/totale (f-PSA/t-PSA), con un cut-off di 0,15 ng/ml, sembra invece il parametro più importante per diminuire il numero di biopsie non necessarie negli uomini con PSA compreso tra 4 e 10 ng/ml. Presentiamo inoltre un nostro algoritmo che cerca di riunire i dati più recenti relativi all’uso del PSA e dei suoi «derivati» nello screening e nella valutazione successiva dei pazienti con sospetto di carcinoma prostatico.
Utilizzando questo algoritmo il numero di biopsie prostatiche non necessarie può essere ridotto notevolmente con un enorme riduzione di spese sanitarie e ansia per il paziente senza peraltro diminuire significativamente il tasso di individuazione dei tumori della prostata precoci e potenzialmente curabili.

lingua: Italiano


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