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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Urologica e Nefrologica 1998 Giugno;50(2):133-8

lingua: Italiano

Scompenso cardiaco resistente ai farmaci. Approccio nefrologico

Ragazzoni E. 1, Sacco A. 1, Cusinato S. 1, Agliata S. 1, Schweiger K. 1, Cavagnino A. 1, Zanetta M. 2, Cardillo V. 3, Corrà U. 4

1 Ospedale - Borgomanero (Novara), Servizio di Nefrologia e Dialisi;
2 Ospedale - Borgomanero (Novara), Servizio di Cardiologia ;
3 Ospedale - Borgomanero (Novara), Servizio di Rianimazione;
4 Clinica del Lavoro - Veruno (Novara), Servizio di Cardiologia


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Introduzione. Lo scompenso cardiaco congestizio (SCC IV classe NYHA) refrattario alla terapia medica può essere trattato con metodiche ultrafiltrative quali l’ultrafiltrazione extracorporea (UF), l’emofiltrazione veno-venosa intermittente (IVVH), la dialisi peritoneale intermittente (IPD) o cronica ambulatoriale (CAPD).
Metodi. Sono stati trattati 61 pazienti affetti da SCC, associando alla terapia medica un trattamento ultrafiltrativo.
Risultati. Il 28% (17 pazienti) è deceduto entro una settimana dall’inizio delle metodiche ultrafiltrative. Il 39% (24 pazienti) ha ripreso una risposta alla terapia medica (responder). Il 33% (20 pazienti) non ha ripreso una risposta efficace alla terapia medica (non responder), pertanto è stato intrapreso un programma di ultrafiltrazione con la dialisi peritoneale cronica ambulatoriale (CAPD). Tra le metodiche ultrafiltrative applicate ai pazienti la IVVH rappresenta quella di prima scelta. L’analisi dei parametri clinici relativi alla fase acuta di disidratazione evidenzia:
— una netta riduzione del peso corporeo tra la fase pre- e post-disidratativa in tutti i tre gruppi, con risultati statisticamente significativi;
— una riduzione dei valori di PAS tra l’inizio e la fine del trattamento in tutti i tre gruppi;
— una riduzione della PAD nel gruppo dei deceduti e non responder, che rimane stabile nei respon-der.
I pazienti non responder, entrati in un programma di ultrafiltrazione con metodica CAPD presentano una sopravvivenza del 55% a sei mesi, del 35% a un anno, del 15% a quattro anni. Tali pazienti mantengono un’autonomia gestionale buona nel 50% dei casi, soddisfacente nel 35%, mentre il 15% è totalmente dipendente da un partner.
Conclusioni. L’uso di metodiche ultrafiltrative associate alla terapia farmacologica, permette nei pazienti con SCC refrattario, di realizzare un resetting del sistema neuro-endocrino ed elettrolitico, con miglioramento dello scompenso e ripresa di risposta ai farmaci. Se tale risposta non si realizza è possibile mantenere uno stato di compenso cardiocircolatorio mediante metodica CAPD.

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