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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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  XIV CONGRESSO DELLA SOCIETA' ITALIANA DI NEFROLOGIA SEZIONE PIEMONTE-VALLE D'AOSTA
(Ivrea, 5 ottobre 1996)


Minerva Urologica e Nefrologica 1998 March;50(1):75-80

Copyright © 1998 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

I farmaci utilizzati per il trattamento della ipertensione arteriosa nei pazienti in dialisi in Piemonte. Quali correlazioni con i dati anagrafici e clinici sono possibili dai dati del registro?

Stramignoni E. 1, Bergia R. 1, Dionisio P. 1, Valenti M. 1, Berto I. M. 1, Cravero R. 1, Agostini B. 1, Caramello E. 1, Piccoli G. B. 2, Bajardi P. 1

1 Ospedale degli Infermi - Biella, Servizio di Nefrologia e Dialisi;
2 Ospedale Molinette - Torino, Divisione di Nefrologia e Dialisi


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L’approccio terapeutico dell’ipertensione arteriosa nella popolazione generale è ormai relativamente ben codificato, mentre nei pazienti in dialisi è un problema controverso. Lo scopo del presente lavoro è quello di valutare la farmacologia antipertensiva nei pazienti in dialisi in Piemonte e ricercare eventuali correlazioni con altri dati anagrafico-clinici.
Abbiamo analizzato i dati del Registro Piemon-tese di Dialisi e Trapianto (RPDT) relativi ai nuovi pazienti ammessi alla dialisi nel periodo 1990-1995 (2664 pazienti al 31/12/1995) ed a 1373 pazienti entrati in dialisi nel periodo 1990-1993.
La farmacologia antipertensiva utilizzata in mo-noterapia ed in politerapia nel quinquennio non mostra importanti variazioni nella fascia di età 45-65 anni (incremento degli ACE-inibitori in monoterapia, 15,5-25,6%, dei vasodilatatori in politerapia, 15,3-21%). Nei pazienti di età ≥65 anni osserviamo un lieve incremento nell’utilizzo dei betabloccanti in monoterapia. La farmacologia antipertensiva al I controllo (ingressi 1990-1995) appare stabile nel quinquennio.
Da 1373 pazienti entrati in dialisi nel periodo 1990-1993, con almeno tre controlli successivi, abbiamo selezionato pazienti ipertesi o normotesi in terapia con ACE-inibitori (miglior sopravvivenza nella popolazione generale) e confrontato la loro sopravvivenza con quella di pazienti che assumevano un’altra terapia antipertensiva. Non abbiamo osservato alcuna differenza significativa nella sopravvivenza.
La stabilità della farmacologia antipertensiva dei nostri pazienti nell’arco degli ultimi 5 anni, fa ipotizzare una maggior attenzione da parte dei nefrologi, nell’introdurre in terapia nuovi farmaci, sia per la più frequente insorgenza di effetti collaterali, sia che per la particolare farmaco cinetica presente nel paziente in dialisi.

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