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MINERVA UROLOGICA E NEFROLOGICA

Rivista di Nefrologia e Urologia


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  XIV CONGRESSO DELLA SOCIETA' ITALIANA DI NEFROLOGIA SEZIONE PIEMONTE-VALLE D'AOSTA
(Ivrea, 5 ottobre 1996)


Minerva Urologica e Nefrologica 1998 March;50(1):51-4

Copyright © 1998 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Catetere vascolare a permanenza per dialisi extracorporea. Studio preliminare: cateteri di Canaud e Tesio

Cardelli R., D’Amicone M., Gurioli L., Biselli L., Priasca G., Grott G., Manzione A.

USL 8 Ospedale Maggiore - Chieri (Torino), Unità Operativa Autonoma di Nefrologia


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Ultimamente è divenuto sempre più comune ricorrere ad accessi vascolari permanenti alternativi.
Pertanto si è preso in considerazione la possibilità di utilizzare come accesso definitivo la cateterizzazione dei vasi venosi centrali, in particolare della vena giugulare interna (VGI).
In un periodo di osservazione di 32 mesi la cateterizzazione della VGI quale accesso definitivo, è stato utilizzato in 34 pazienti (12 M, 22 F; età media 67,5 anni, età dialitica media 56 mesi per 18 pazienti, per 16 pazienti il posizionamento è stato di prima intenzione).
Il numero totale di cateteri in VGI risultano 44 di cui 18 Tesio e 26 Canaud. Sono state prese in esame le complicanze immediate al posizionamento e gli incidenti comparsi durante il periodo di osservazione, compreso il problema infettivo.
Il posizionamento dei cateteri è sempre stato possibile. Nell’ambito del funzionamento dei cateteri il flusso di sangue è risultato adeguato alle diverse tecniche depurative. Non si sono mai verificate complicanze gravi: embolia gassosa, pneumotorace, emotorace, emomediastino.
I problemi infettivi hanno interessato 11 pazienti e 13 cateteri, il 70% determinati prevalentemente da Stafilococco aureus ed epidermidis.
Durante il periodo di osservazione il droup-out è stato di 14 pazienti, di cui 11 per decesso (3 per sepsi non risolta con terapia antibiotica).
Questa esperienza preliminare evidenzia come i cateteri giugulari a permanenza si possano considerare un valido accesso per il trattamento emodialitico sia per pazienti che presentino gravi problemi d’accesso vascolare sia per pazienti che al momento dell’ingresso in emodialisi abbiano una prospettiva dialitica e di vita brevi.

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