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Rivista di Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale

Official Journal of the Italian Society of Odontostomatology and Maxillofacial Surgery
Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, Index to Dental Literature, PubMed/MEDLINE, Scopus, Emerging Sources Citation Index

Periodicità: Bimestrale

ISSN 0926-4970

Online ISSN 1827-174X

 

Minerva Stomatologica 2012 Aprile;61(4):155-63

 CASI CLINICI

Diversi approcci terapeutici in pazienti con displasia cleidocranica. Descrizione di due casi clinici esemplari

Mortellaro C. 1, Greco Lucchina A. 2, Prota E. 2

1 Department of Medical Science, University of Eastern Piedmont B, Amedeo Avogadro Faculty of Medicine, Novara, Italy;
2 Maggiore della Carità Hospital, Dental Clinic, Novara, Italy

La displasia cleidocranica (CCD) (MIM 119600) è un disordine genetico dello scheletro con delle manifestazioni cliniche ben note, è caratterizzata da alterazioni scheletriche a carico di numerosi segmenti ossei (cranio, clavicole, bacino) e da una tipica iperodonzia. È una patologia su base ereditaria di tipo autosomico dominante con una ampia variabilità di espressione. La costante presenza di numerosi elementi sovrannumerari pone due ordini di problemi: da una parte gli elementi soprannumerari, se inclusi, possono costituire un ostacolo meccanico all’eruzione degli elementi normali, invece, se erotti, provocano un danno di tipo estetico/funzionale. Purtroppo l’approccio terapeutico non sempre è ottimale, forse per la ridotta prevalenza di questa patologia. La terapia chirurgica è indispensabile per ripristinare una corretta architettura delle arcate alveolodentarie, ed è consigliabile che sia eseguita durante l’età evolutiva per evitare e/o ridurre le complicanze durante l’età adulta. Si riportano due casi di displasia cleidocranica. Il paziente adulto (caso 1), già visitato in un centro di chirurgia maxillo-facciale che aveva ignorato o sottovalutato il problema, è giunto alla nostra osservazione con una situazione orale piuttosto degradata. Manifestava ascessi odontogeni recidivanti a carico di diversi denti sovrannumerari inclusi ed era stato trattato precedentemente in maniera assolutamente inadeguata. Il conseguente trattamento chirurgico è stato indaginoso e piuttosto invasivo, in quanto ha richiesto anche un accesso percutaneo per rimuovere un elemento profondamente incluso nella mandibola. Il trattamento è consistito in una bonifica di quasi tutti gli elementi residui. Questo esito spiacevole è stato evitato nel secondo paziente, mediante un trattamento combinato chirurgico-ortodontico che ha previsto l’avulsione degli elementi sovrannumerari/supplementari ed un successivo trattamento ortodontico con il ripristino di una occlusione fisiologica. In conclusione, la gestione clinica di pazienti affetti da patologie molto rare va attentamente valutata in rapporto alle caratteristiche cliniche e alle possibili complicanze di ordine locale e sistemico. Lo scopo di questo lavoro è illustrare due casi gestiti in maniera paradigmaticamente opposta. È importante che il chirurgo intercetti precocemente con un corretto trattamento chirurgico-ortodontico i casi di iperodonzia tipici della CCD, è possibile, non solo evitare le complicanze, ma anche ottenere una corretta occlusione.

lingua: Italiano, Inglese


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