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MINERVA STOMATOLOGICA

Rivista di Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale


Official Journal of the Italian Society of Odontostomatology and Maxillofacial Surgery
Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, Index to Dental Literature, PubMed/MEDLINE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Stomatologica 2010 March;59(3):61-74

lingua: Inglese, Italiano

Effetti a breve termine dell’attivatore in pa-zienti con II classe scheletrica I divisione con tipologia scheletrica verticale differente. Studio retrospettivo

Greco M. 1, Fichera G. 1, Caltabiano M. 1, Barbato E. 2, Leonardi R. 1

1 Department of Orthodontics, University of Catania, Catania, Italy;
2 Department of Orthodontics, University of Rome, Rome, Italy


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Obiettivo. Scopo di questo studio retrospettivo é stato quello di analizzare l’efficacia dell’attivatore di Andresen nell’indurre un’aumento delle dimensioni mandibolari e di testare l’ipotesi “nulla” che la tipologia verticale scheletrica dei pazienti può influenzare questo aumento.
Metodi. Sono state selezionate 42 teleradiografie di pazienti con II Classe scheletrica del Dipartimento di Ortodonzia dell’Università di Catania. Il campione è stato suddiviso, secondo la tipologia verticale scheletrica, in accordo al metodo di classificazione di Ricketts, in tre gruppi: mesiofacciali, brachifacciali e dolicofacciali. Sulle teleradiografie sono stati localizzati dieci punti cefalometrici. La crescita in direzione orizzontale-sagittale ed in direzione verticale è stata valutata misurando la lunghezza totale mandibolare (Co-Gn, Co-Pg, Ar-Pg, Ar-Gn), la posizione sagittale mandibolare (SNB°, ANB°) e l’altezza del ramo mandibolare (S-Go, Ar-Go, Co-Go). La comparazione statistica dei valori pre e post-trattamento, in ciascun gruppo, è stata realizzata con il test t di Student. Il confronto tra i gruppi è stato ottenuto con il test di Kruskal-Wallis.
Risultati. In ciascun gruppo, tra i valori pre (T1) e post-trattamento (T2) sono state osservate differenze statisticamente significative (P<0,05) per la maggioranza delle variabili cefalometriche. I risultati hanno mostrato un aumento maggiore (statisticamente significativo, P<0,05) delle dimensioni mandibolari nei brachifacciali, rispetto ai mesiofacciali e dolicofacciali, per i quali i risultati appaiono sovrapponibili.
Conclusioni. L’ipotesi “nulla”, che la morfologia scheletrica facciale potrebbe influenzare l’aumento delle dimensioni mandibolari in seguito a trattamento con Andresen, è accettata: i brachifacciali hanno mostrato uno spostamento mandibolare anteriore maggiore quando confrontato con quello ottenuto nei mesiofacciali e dolicofacciali.

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