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MINERVA STOMATOLOGICA

Rivista di Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale


Official Journal of the Italian Society of Odontostomatology and Maxillofacial Surgery
Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, Index to Dental Literature, PubMed/MEDLINE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Stomatologica 2008 March;57(3):81-94

lingua: Inglese, Italiano

Superficie dello smalto dopo lo smontaggio di attacchi ortodontici incollati con composito liquido. Comparazione con una resina composita ortodontica tradizionale

Tecco S., Tetè S., D’Attilio M., Festa F.

Department of Oral Sciences University G.D’Annunzio, Chieti, Pescara, Italy


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Obiettivo. I compositi fluidi hanno dimostrato una buona resistenza al taglio per il legame dei brackets ortodontici, ma non è ancora stato dimostrato se la rimozione routinaria di questo tipo di compositi dalla superficie dello smalto dopo la rimozione dei brackets sia più difficile, a causa della loro fluidità, e suscettibile, quindi, di più lesioni dello smalto, rispetto ai compositi ortodontici tradizionali. Pertanto, questo studio in vitro si prefigge di approfondire questo aspetto.
Metodo. Brackets in acciaio inossidabile sono stati legati a 60 denti premolari umani estratti usando: 1) un nuovo composito fluido (Denfil Flow®) (gruppo I; N=20); 2) un composito fluido tradizionale (Dyract Flow®) (gruppo II; N:20); 3) il sistema adesivo Transbond XT® (gruppo III; N=20). Il gruppo controllo era costituito da venti denti non trattati. Dopo una procedura di routine di rimozione dei brackets, è stato calcolato per ciascun dente l’indice adesivo rimanente. Dopo la successiva procedura di “clean-up”, sono state valutate mediante transilluminazione a fibre ottiche le incrinature dello smalto (misurazioni circa la loro frequenza, posizione nella corona dentaria e direzione). Infine, le superfici di smalto sono state analizzate al microscopio elettronico per quantificare le lesioni dello smalto stesso.
Risultati. È stata osservata una più alta e significativa frequenza di incrinature dello smalto (dal 65% al 80%), soprattutto nel terzo cervicale della corona dentaria (dal 65% al 80%) e verticale (dal 75% al 80%) nei tre gruppi di studio, rispetto al gruppo controllo (P<0,05), senza differenze tra i tre gruppi di studio. L’indice di lesioni dello smalto era significativamente più alto nei tre gruppi di studio, rispetto al gruppo controllo (P<0,05), senza differenze significative tra i tre gruppi di studio.
Conclusioni. I compositi fluidi non sembrano mostrare differenze rilevanti in termini di lesioni e incrinature dello smalto rispetto ai compositi tradizionali.

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