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MINERVA STOMATOLOGICA

Rivista di Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale


Official Journal of the Italian Society of Odontostomatology and Maxillofacial Surgery
Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, Index to Dental Literature, PubMed/MEDLINE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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CASI CLINICI  


Minerva Stomatologica 2007 September;56(9):469-76

Copyright © 2007 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Inglese, Italiano

Fascite necrotizzante del distretto maxillo-facciale causata da infezione dentale. Caso clinico e revisione della letteratura

Cutilli T., Cargini P., Placidi D., Corbacelli A.

Institute of Maxillofacial Surgery Department of Surgical Sciences University of L’Aquila, L’Aquilia, Italy


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La fascite necrotizzante (FN) è una infezione dei tessuti molli distruttiva e progressiva, talora fatale, caratterizzata dalla estesa necrosi dei tessuti sottocutanei e delle fasce e dalla presenza di aree gassose, con grave interessamento delle strutture muscolari, vascolo-nervose ed adipose. Nella regione maxillo-facciale la FN è rara. Il processo può rappresentare l’evoluzione di una infezione dentale sostenuta da batteri aerobi ed anaerobi resistenti alla terapia antibiotica (multifrmacoresistenza) in pazienti immunocompromessi o la naturale evoluzione di infezioni non trattate. Data la rarità della patologia, la diagnosi ed il trattamento sono spesso ritardati e ciò può portare ad un esito fatale dovuto a problemi respiratori o a complicanze sistemiche. Il successo del trattamento consiste nello sbrigliamento chirurgico e nell’appropriata terapia antibiotica ad alte dosi. Gli autori descrivono un caso di FN in un soggetto di sesso femminile, di 59 anni, che aveva sviluppato una FN nel distretto maxillo-facciale e del collo causata da una infezione dentale, pervenendo all’osservazione per una notevole tumefazione delle regioni geniena, palpebrale, parotidea e sottomascellare destra e del collo, associata ad iperpiressia, trisma, scadenti condizioni generali e grave difficoltà respiratoria. La tempestiva diagnosi, l’immediato trattamento chirurgico, l’adeguata terapia antibiotica (l’esame colturale rivelava sensibilità all’imipenem e levofloxacina) ed il controllo della lesione con medicazioni chirurgiche biquotidiane, non solo hanno evitato una grave e fatale evoluzione del processo, ma anche limitato l’interessamento tessutale, prevenendo la ulteriore estensione della necrosi alle altre strutture anatomiche della regione, ottenendo così un soddisfacente risultato clinico.

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