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MINERVA STOMATOLOGICA

Rivista di Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale


Official Journal of the Italian Society of Odontostomatology and Maxillofacial Surgery
Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, Index to Dental Literature, PubMed/MEDLINE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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REVIEW  


Minerva Stomatologica 2006 Giugno;55(6):327-353

lingua: Inglese, Italiano

Distrazione mandibolare del corpo e del ramo

Albanese M., Mercanti M., Bertelè G., Stella F., Trevisiol L.

Orthodontics Unit, Department of Orthodontics and Maxillofacial Surgery University of Verona, Verona, Italy


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Nell’ambito del sempre crescente interesse per le tecniche osteodistrattive, la mandibola è sicuramente la sede anatomica maggiormente studiata, sia a livello sperimentale che clinico.
Attualmente i sistemi di distrazione mandibolari possono essere classificati a seconda della posizione (intra- o extraorale), della direzione di distrazione e della sede di applicazione (ad appoggio dentale, osseo o ibrido osseo-dentale).
Per garantire il buon esito della procedura di osteodistrazione è fondamentale un’accurata pianificazione preintervento che prevede la corretta classificazione e valutazione del paziente associata a un valido progetto della direzione dei vettori di distrazione. Uno degli aspetti più importanti è rappresentato dall’orientazione del distrattore, soprattutto nel caso in cui il difetto da correggere sia tridimensionale. Nell’ambito di una corretta programmazione dell’intervento, risulta di fondamentale importanza anche la conoscenza degli effetti secondari della distrazione sui tessuti molli, su quelli muscolari e nervosi, sull’articolazione temporomandibolare e sulla funzione velofaringea.
Vengono inoltre evidenziati particolari situazioni nelle quali l’osteodistrazione risulta di grande ausilio alla chirurgia maxillofacciale, per esempio nella ricostruzione di un neocondilo, nel trasporto osseo in chirurgia oncologica, nella correzione della obstructive sleep apnea e nelle ricostruzioni emimandibolari.

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