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ULTIMO FASCICOLOMINERVA STOMATOLOGICA

Rivista di Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale


Official Journal of the Italian Society of Odontostomatology and Maxillofacial Surgery
Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, Index to Dental Literature, PubMed/MEDLINE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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REVIEW  


Minerva Stomatologica 2006 Gennaio-Febbraio;55(1-2):43-57

lingua: Inglese, Italiano

Lesioni cervicali non cariose: revisione bibliografica

Ceruti P., Menicucci G., Mariani G. M., Pittoni D., Gassino G.

Unit of Restorative Dentistry Department of Dentistry and Prosthodontics University of Turin, Turin, Italy


PDF  ESTRATTI


Le lesioni cervicali non cariose (LCNC) sono caratterizzate da una perdita di tessuto duro a carico del dente nella regione prossima alla giunzione amelo-cementizia; sono caratterizzate da una forma a cuneo con apice verso la polpa e talvolta presentano, invece, una forma a cupola o coppa che appare come una depressione uniforme. La caratteristica principale di queste lesioni è la presenza di tessuto duro, altamente mineralizzato. La prevalenza delle lesioni cervicali, in base a quanto riportato in letteratura, arriva all’85%; l’incidenza ha un valore di circa il 18% nei denti permanenti. La classificazione attualmente più usata distingue le LCNC in: erosioni, abrasioni e abfrazioni.
L’eziologia di queste lesioni sembra essere multifattoriale; sicuramente rivestono un ruolo importante le azioni corrosive degli acidi, sia esogeni che endogeni, e i fenomeni abrasivi. Sembra, inoltre, che un ruolo fondamentale sia attribuibile ai fenomeni di flessione del dente dovuti alle componenti di forza parallele o oblique rispetto al piano occlusale, che si generano sia durante la normale funzione che durante le parafunzioni.
Il restauro di queste lesioni va incontro a frequenti insuccessi, che probabilmente dipendono dalle stesse cause che avevano inizialmente dato origine alla lesione primitiva. Sono state proposte numerose tecniche e svariati materiali da restauro nel tentativo di ottenere restauri più affidabili; fra i materiali più utilizzati ricordiamo l’amalgama d’argento (ormai praticamente abbandonata), i cementi vetro-ionomerici, i compomeri e i compositi.
La crescente frequenza, con la quale queste patologie si riscontrano, esige un approccio terapeutico più adeguato.

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