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MINERVA STOMATOLOGICA

Rivista di Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale


Official Journal of the Italian Society of Odontostomatology and Maxillofacial Surgery
Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, Index to Dental Literature, PubMed/MEDLINE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Stomatologica 2006 Gennaio-Febbraio;55(1-2):17-31

lingua: Inglese, Italiano

Fili di sutura in chirurgia orale. Studio comparativo

Arcuri C., Cecchetti F., Dri M., Muzzi F., Bartuli F. N.

1 Dentistry Unit San Giovanni Calinita Fatebenefratelli Hospital Isola Tiberina, Rome, Italy
2 Oral Surgery Unit San Giovanni Calibita Fatebenefratelli Hospital Isola Tiberina, Rome, Italy
3 Periodontology Unit San Giovanni Calibita Fatebenefratelli Hospital Isola Tiberina, Rome, Italy


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Come specificato in un precedente lavoro da noi svolto 1 la sutura rappresenta l’atto conclusivo di gran parte delle procedure chirurgiche odontostomatologiche. Dalla sua maggiore o minore efficacia può spesso dipendere la qualità della guarigione ottenibile a seguito di un intervento.
La funzione fondamentale della sutura consiste nel mantenere accollati l’uno all’altro i lembi chirurgici nei primi giorni dopo l’intervento, cioè nel periodo in cui la ferita non possiede ancora una resistenza tensile tale da sopportare le sollecitazioni meccaniche derivanti dalle insostituibili funzioni della masticazione, della deglutizione e della fonazione.
In questo modo essa assicura l’arresto del sanguinamento della ferita e la sua protezione nei riguardi degli insulti esterni di qualsiasi genere, al fine ultimo di ottenere una guarigione per prima intenzione, rapida e senza complicanze.
I requisiti fondamentali che un buon materiale da sutura deve possedere sono in ordine fisico-meccanico 2 (buona resistenza alla trazione, stabilità del nodo, atraumaticità, elasticità/plasticità, tempi di riassorbimento costanti) e biologico (alta tollerabilità e assenza di allergenicità nei confronti dei tessuti ospiti, scarsa adesività batterica).
Non si devono però tralasciare anche altre considerazioni, eminentemente cliniche, quali la facilità di manipolazione, la buona visibilità e il giusto rapporto rischio-beneficio.
Considerando che la problematica che riveste la maggiore importanza nel decorso postoperatorio è rappresentata dall’infiammazione, principale motivo di ritardo nell’ottenimento di una corretta guarigione tissutale, l’aspetto che più di ogni altro è stato indagato nel corso degli anni è quello relativo alla capacità di una sutura di scongiurare tale evenienza.
È necessario che la sutura non sia cagione di infiammazione, sia in maniera diretta, a causa di una sua eventuale intollerabilità intrinseca nei confronti dei tessuti ospiti, sia in maniera indiretta, a causa della propensione a promuovere la colonizzazione e l’infezione batterica della ferita chirurgica.
Appare ormai un dato acquisito che qualsiasi materiale da sutura, impiantato nei tessuti viventi, evochi un certo grado di infiammazione in ragione della sua natura di corpo estraneo.
Abbiamo già evidenziato nella precedente sperimentazione come nel 1968 Lilly 3, analizzando istologicamente prelievi bioptici dal cavo orale di cani in cui erano state posizionate delle suture, individuava la reazione più blanda nei confronti di quelle monofilamento (nylon e acciaio), una reazione più intensa nei confronti del catgut, comunque inferiore a quella osservata nei confronti dei plurifilamento non rivestiti (cotone, lino, seta e poliestere). Tali risultati, confermati poi in un secondo lavoro 4, inducevano gli Autori a concludere che le caratteristiche morfologiche delle suture polifilamento non rivestite fossero alla base della differente reazione tissutale dovuta alla trasmissione dei fluidi orali (e quindi anche dei batteri) fin nelle profondità della ferita.
Risultati analoghi a quelli ottenuti dai suddetti lavori sperimentali sono stati ottenuti anche in altri studi 5-15.
Anche le osservazioni in vitro circa la capillarità ed il tasso di adesività batterica presentati dai materiali intrecciati nei confronti di quelli monofilamento, hanno condotto alle conclusioni già riferite 8, 12.
Occorre ancora una volta rimarcare come tutti gli studi in vivo precedentemente citati siano esclusivamente di tipo istologico. Come giustamente affermano Checchi et al. 10, 11 in un loro lavoro, le conclusioni basate soltanto su tali criteri, per quanto interessantissime, vanno integrate con osservazioni di natura clinica.
Dall’analisi della letteratura scientifica di pertinenza odontoiatrica in materia di fili da sutura, già approfondita nel nostro precedente lavoro, emerge la relativa mancanza di studi sperimentali che analizzino aspetti come la maneggevolezza intraoperatoria, la tenuta dei nodi e la resistenza del filo valutate in vivo nonché la qualità della guarigione a breve e a lungo termine analizzata secondo parametri clinici 16-18.
Tale considerazione ci ha indotto a riprendere la sperimentazione già avviata, facendo tesoro dei precedenti parametri, ma con nuovi pazienti e nuovi materiali. Riteniamo che questo lavoro possa essere considerato un contributo esaustivo per il clinico nella scelta del materiale da sutura più adatto per la chirurgia orale.
Nella presente trattazione viene descritto il protocollo operativo da noi definito (e uguale al precedente già utilizzato) e i risultati ottenuti, i quali sostituiscono quelli ottenuti dal precedente lavoro.
Materiali e metodi
I materiali oggetto della presente sperimentazione sono stati i seguenti (Figura 1):
— Ethibond Excel;
— Monocryl;
— Seta;
— Vicryl.
L’Ethibond Excel è una sutura sintetica, polifilamento, non riassorbibile, intrecciata, ricoperta di polibutilato che agisce come lubrificante facilitando così il passaggio del filo rendendolo più scorrevole e costituita da poli-tereftalato etilenico (poliestere). Quello da noi testato era di colore verde meglio visibile rispetto a quello non colorato.
Il Monocryl è un tipo di sutura sintetica, monofilamento, riassorbibile, costituita da un copolimero composto di glicolide e ε-caprolattone (poliglecaprone). È di colore violetto per una migliore identificazione, anche in questo caso preferita a quella trasparente testata nella precedente sperimentazione.
La Seta è una sutura naturale, polifilamento, non riassorbibile, costituita da una proteina organica chiamata fibroina ottenuta dai bruchi dei bachi da seta.
Il Vicryl è una sutura sintetica, polifilamento, riassorbibile, intrecciata, rivestita con una miscela del copolimero di lattide, glicolide e stereato di calcio e costituita da un copolimero formato dal 10% di L-lattide e 90% di glicolide.
Il calibro scelto è stato quello di 3/0 USP (2 secondo la Farmacopea Europea). L’ago utilizzato è stato, per tutti i fili, del tipo SH-1 (per l’Ethibond Excel SH-1 plus), da 1/2 di cerchio, di sezione cilindrica. Tale scelta non è stata dettata da una specifica indicazione, quanto piuttosto dalla necessità di limitare al minimo possibile il trauma provocato dall’ago, allo scopo di focalizzare l’attenzione specificatamente sul filo.
Nell’esecuzione del nodo si è sempre utilizzato il portaghi eseguendo, per tutti i fili di sutura, un nodo chirurgico e 2 seminodi inversi. Le code libere del Monocryl sono state lasciate più lunghe, rispetto alle altre suture, per diminuire il fastidio postoperatorio che questo filo può arrecare pungendo i tessuti circostanti.
Inoltre, allo scopo di uniformare più possibile la tecnica di esecuzione dell’intervento, l’operatore è stato sempre lo stesso per tutto il corso della sperimentazione, come nel precedente lavoro.
I pazienti che hanno preso parte al programma di sperimentazione sono stati scelti fra quelli programmati per l’intervento di avulsione dei quattro terzi molari in inclusione presso il reparto di Chirurgia Orale della Divisione di Odontostomatologia del-l’Ospedale Fatebenefratelli Calibita, Isola Tiberina, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata».
L’inclusione del caso clinico nello studio era subordinata al soddisfacimento di alcune condizioni basilari già adottate nel precedente ciclo di sperimentazione:
— 4 terzi molari in inclusione ossea od osteo-mucosa, sia parziale che totale, per la cui estrazione fosse necessaria l’incisione di un lembo (Figura 2);
— assenza di condizioni patologiche sistemiche o di assunzione di farmaci in grado di introdurre variabili nel corso dell’esperimento;
— età compresa tra i 15 ed i 40 anni;
— assenza di patologia parodontale e cariosa a carico dei denti adiacenti.
La motivazione principale che ci ha indotto a limitare la sperimentazione ai soli interventi di avulsione dei terzi molari è semplice.
Questo tipo di intervento, infatti, consente di posizionare contemporaneamente nello stesso paziente 4 diversi tipi di sutura nei 4 siti estrattivi, riducendo così al minimo ogni fonte di variabilità inter-individuale ed eliminando, nell’ambito dello stesso individuo, qualsiasi fonte di variabilità correlata a specifiche condizioni contingenti che ne alterassero la reattività.
Ciascun paziente ritenuto idoneo veniva sottoposto, come nella precedente sperimentazione, a una seduta di igiene orale professionale non più di 7 giorni prima dell’intervento allo scopo di portare tutti i soggetti allo stesso livello iniziale di placca e tartaro.
Il giorno dell’intervento (giorno 0), preoperatoriamente, venivano effettuate le seguenti manovre:
— fotografie delle zone trattate;
— registrazione degli indici di placca sui settimi*;
— sondaggio parodontale sui settimi**.
Tali rilievi avevano lo scopo di documentare le condizioni di partenza dei tessuti superficiali e profondi, il livello di igiene orale e lo stato di salute preoperatorio della giunzione dento-gengivale.
A questo punto veniva assegnato al paziente uno dei 4 schemi di disposizione delle suture come indicato nella Figura 3, alla fine di ogni ciclo (ogni 4 pazienti) ciascun filo si veniva a trovare in ognuno dei 4 differenti siti estrattivi, eliminando così ogni possibilità di variazione sito specifica (Figure 4-7).
A questo punto si effettuava l’intervento di avulsione dei terzi molari che prevedeva il disegno di un lembo, il suo scollamento e quindi la lussazione e l’avulsione degli elementi inclusi. In un numero significativo di casi si sono rese necessarie l’osteotomia e l’odontotomia. Le suture a punti staccati venivano applicate esattamente come indicava lo schema di volta in volta assegnato. Terminata la fase chirurgica, venivano effettuate ulteriori fotografie e radiografie endorali, da utilizzare come termine di riferimento per la valutazione della guarigione a distanza.
Al paziente veniva consigliato l’uso di un coluttorio costituito da una soluzione di acqua ossigenata (10-12 volumi) diluita con acqua semplice al 50% da eseguire per 2 volte al giorno, dal giorno seguente l’intervento e veniva specificato di evitare lo spazzolamento diretto sui fili da sutura applicati.
A distanza di una settimana circa dall’intervento (giorno 7/10), il paziente tornava per la rimozione delle suture, che, occorre segnalarlo, è stata effettuata anche per le suture riassorbibili (Vicryl, Monocryl, Ethibond Excel), a causa del tempo di degradazione superiore ai 7/10 giorni. Prima di effettuarla venivano nuovamente fotografate le aree operate, esaminando lo stato dei tessuti superficiali e l’andamento della guarigione e registrando, sia tramite l’osservazione diretta, sia attraverso domande al paziente, se alcuni punti applicati fossero andati perduti e, se possibile, in quale modo (scioglimento o rottura). Infine, dopo aver misurato gli indici di placca sui settimi e sulle suture stesse (secondo Ainamo et al. 19), si procedeva alla rimozione.
A circa una settimana dalla rimozione delle suture (giorno 14/20) il paziente veniva nuovamente richiamato, onde controllare che il processo di guarigione procedesse senza complicazioni. Le procedure effettuate comprendevano l’esecuzione di fotografie delle aree trattate ed il rilevamento degli indici di placca.
A 3 mesi dall’intervento (giorno 90) il paziente veniva richiamato per l’ultima volta. Oltre alle fotografie e al rilevamento degli indici di placca, si controllava, tramite sondaggio parodontale, il ristabilimento della giunzione dento-gengivale e l’eventuale perdita di attacco, e si effettuavano radiografie endorali per controllare l’andamento dei processi riparativi delle cavità alveolari.
La Tabella I riassume i richiami e le relative procedure.
Risultati
Su un totale di 55 nuovi soggetti inseriti nel programma di sperimentazione 52 sono stati seguiti completamente dal giorno 0 al giorno 90.
Dei 3 rimanenti, un unico caso non si è presentato alla rimozione dei punti. Dei 2 rimanenti il primo per un episodio di sanguinamento, a carico della zona 3.8, a 2 giorni di distanza dall’intervento si è recato presso un pronto soccorso dove sono stati applicati altri punti di sutura diversi da quelli della sperimentazione, il secondo si è rifiutato di tornare al controllo a 90 giorni. Questi 3 pazienti sono stati esclusi dalla sperimentazione.
I dati relativi dei 52 casi riguardano: gli indici di placca rilevati sulle suture (Visible Plaque Index, VPI), il numero e le percentuali di punti andati perduti prima del 7/10 giorno, le reazioni avverse osservate a carico dei tessuti molli delle zone trattate (14/20 giorni), la valutazione complessiva degli indici di placca (Plaque Index, PI), e la valutazione del livello di guarigione e del ristabilimento dell’unita dento-parodontale a distanza di 90 giorni (Figura 8).
I pazienti trattati sono per il 73% di sesso femminile (38 soggetti) e per il 27% di sesso maschile (14 soggetti).
Indici di placca visibile sulle suture
L’indice di placca visibile (VPI) sulle 52 suture in poli-tereftalato etilenico (Ethibond Excel) è risultato positivo in 26 casi (50%) e negativo in 26 casi (50%).
Il VPI rilevato sulle 52 suture in Poliglecaprone 25 (Monocryl) è risultato positivo in 14 casi (27%) e negativo in 38 casi (73%).
Il VPI rilevato sulle 52 suture in seta è risultato positivo in 31 casi (59%) e negativo in 21 casi (41%).
Il VPI rilevato sulle 52 suture in Plyglactin 910 (Vicryl) è risultato positivo in 23 casi (44%) e negativo in 29 casi (56%).
Tali risultati sono espressi nella Figura 9.
In relazione al sito chirugico, senza prendere in considerazione il tipo di filo da sutura applicato, la percentuale dei reperti positivi di VPI è stata la seguente:
— 31,9% in zona 18 (30 reperti positivi);
— 32,9% in zona 28 (31 reperti positivi);
— 17,0% in zona 38 (16 reperti positivi);
— 18,0% in zona 48 (17 reperti positivi).
Tale distribuzione è riassunta nella Figura 10.
Persistenza dei punti in situ
Non tutti i punti applicati sono rimasti in situ fino alla data prefissata per la rimozione (7/10 giorni).
La Tabella II riassume il totale dei punti applicati e dei punti non rinvenuti (rotti o sciolti) e le corrispondenti percentuali. Le Figure 11 e 12 riassumono graficamente tali risultati.
Dobbiamo comunque rimarcare come, al momento della rimozione delle suture, 5 punti per il Monocryl e 2 punti per il Vicryl, nonostante si trovassero ancora nel contesto dei tessuti suturati, si presentavano sciolti.
Reazioni avverse
Tutte le reazioni avverse si sono verificate entro le 3 settimane dall’intervento chirurgico anche se dobbiamo rimarcare come esse siano notevolmente inferiori, come quadro clinico, a quelle verificatesi nella precedente sperimentazione (dove la sutura coinvolta risultava il PDS II, assente in quella attuale).
Solo in tre casi si sono verificati dei quadri ascessuali, a distanza di 14-20 giorni dall’intervento. Due interessavano rispettivamente i siti chirurgici in zona 3.8 e 4.8, risoltesi con l’assunzione di antibiotici e con una restitutio ad integrum a distanza di 90 giorni. Il filo di sutura applicato era per entrambi i casi l’Ethibond Excel.
L’altro episodio ascessuale con un intenso edema della mucosa, a distanza di 10 giorni, si è verificato a carico del sito chirurgico in zona 3.8, ma bisogna rimarcare come il paziente avesse, di sua spontanea volontà, interrotto l’uso degli antibiotici il giorno successivo all’intervento. Il filo applicato era il Vicryl
Un leggero essudato e una mucosa lievemente iperemica è stato rinvenuto in 3 siti chirurgici (1 in zona 3.8 e 2 in zona 4.8) a distanza di 7-10 giorni. Il filo applicato era in 2 casi il Vicryl e in un caso la seta.
La mucosa, al momento della rimozione dei punti, risultava iperemica e ipertrofica solo in 2 casi, in zona 3.8 e 4.8. I fili applicati erano l’Ethibond Excel e la seta.
Una ipertrofia a distanza di 20 giorni si è verificata solo in 3 siti chirurgici, 2 nella zona 3.8 e 1 nella zona 4.8. A distanza di 90 giorni la guarigione risultava perfetta. I fili applicati erano l’Ethibond Excel in un sito e la seta negli altri 2.
Una ipertrofia a distanza di 90 giorni si è verificata solo in un paziente nei siti chirurgici 3.8 e 4.8. I fili applicati erano il Vicryl e il Monocryl.
Una recessione gengivale di natura molto modesta si è manifestata solo in caso. La zona interessata M e V del 2.7 era stata suturata con il Vicryl.
Dobbiamo infine rimarcare come in molti casi a distanza di 20 giorni dall’intervento i siti postestrattivi degli alveoli (1 caso nel sito 1.8, 1 caso nel sito 2.8, 8 casi nel sito 3.8 e 10 casi nel sito 4.8) risultassero non perfettamente chiusi. Tutti tranne uno sono risultati perfettamente guariti a distanza di 90 giorni. L’unico caso non ancora perfettamente guarito (è stato menzionato precedentemente come l’episodio ascessuale avvenuto per la mancata assunzione degli antibiotici), mostrava comunque una mucosa non infiammata e in via di guarigione. Un successivo controllo (fuori protocollo) della stessa veniva comunque eseguito a distanza di 120 giorni mostrando la perfetta guarigione del sito chirurgico.
Valutazione degli indici di placca
In nessuno dei casi esaminati il grado di igiene orale ha risentito in maniera particolare della presenza dei fili di sutura. Le differenze tra la media dei valori di PI riguardanti il giorno 0, il giorno 14/20 e il giorno 90, e i valori della fase più critica ovvero il giorno 7/10, non sono mai stati significativamente differenti.
Nessuna differenza significativa è stata messa in evidenza dalle rilevazioni di placca fra i differenti siti estrattivi.
Qualità della guarigione a 90 giorni
La Tabella III riporta i suddetti risultati espressi in termini di differenza fra il sondaggio al giorno 0 e quello al giorno 90. Per ogni paziente è stata calcolata una media dei valori ricavati dal sondaggio dei 4 diversi denti (1.7, 2.7, 3.7, 4.7). Il valore riportato è quindi il valore medio di quel paziente per quel determinato sito di sondaggio. I valori positivi stanno a indicare una perdita di attacco, mentre quelli negativi indicano un suo recupero.
Dal punto di vista clinico tutti i pazienti a 90 giorni dall’intervento mostravano una guarigione perfetta (Figura 8). Dal punto di vista radiografico non si sono notate in nessun caso anomalie o ritardi dei processi di guarigione.
Discussione
Per quanto riguarda il numero dei punti andati perduti prima della rimozione, (avvenuta al 7/10 giorno dall’intervento), il monofilamento Monocryl e il polifilamento Ethibond Excel hanno mostrato il minor valore in assoluto (rispettivamente il 1,19% e 1,20%) in accordo, per il primo, con i dati provenienti dalla chirurgia generale 19 e sovvertendo i risultati della prima sperimentazione 1.
Bisogna comunque rimarcare che in 5 pazienti sono stati rinvenuti fili, del monofilamento Monocryl (2 persi su 168 applicati), completamente sciolti ma ancora presenti nel contesto dei tessuti. Inoltre, in corso di intervento, in 5 casi si è resa necessaria la rimozione e la nuova applicazione di uno dei punti poichè la tenuta del nodo non garantiva la stabilità della sutura e in alcuni casi si è dovuto serrare nuovamente una delle suture già applicate per precoce allentamento del nodo. Questi dati concordano con la caratteristica propria dei monofilamento sintetici con un minor coefficiente di attrito fra i capi del filo al momento dell’annodamento rispetto ai polifilamento.
Il polifilamento Etihbond Excel ha invece dimostrato una tenuta eccellente dei nodi propria dei polifilamento ed una resistenza tensile di tutto rispetto con i suoi 2 punti persi sui 165 applicati.
Anche se, fra i fili riassorbibili testati, il Vicryl presentava il tempo di riassorbimento più breve 2, 14, è molto improbabile che i punti non rinvenuti a una settimana siano andati incontro a una perdita di resistenza tensile tale da causarne il mancato rinvenimento (4 punti persi su 167 applicati). Ciò per due motivi: in primo luogo perché il tempo minimo di perdita di resistenza tensile in vivo è valutata intorno ai 17-18 giorni, (quello medio di 24 giorni, secondo Shaw et al. 15); in secondo luogo perché gli altri fili in Vicryl che si trovavano nello stesso sito di quelli perduti non mostravano una significativa perdita di resistenza tensile al momento della rimozione. La percentuale di perdita dello stesso si attesta intorno al valore di 2,4%, un valore comunque di tutto rispetto se si considera che dei 167 applicati, solo 4 non sono stati rinvenuti al momento della rimozione. Anche per questa sutura in due casi sono stati rinvenuti 2 fili sciolti, ma ancora presenti nel contesto dei tessuti.
La seta è risultata la sutura con la maggior percentuale di perdita: 2,8% con 5 punti persi su 177 applicati.
I fili andati perduti prima del tempo erano ben distribuiti nei 4 siti estrattivi non risultando, quindi, la localizzazione della sutura un fattore rilevante.
L’indice di placca visibile (VPI) ha confermato la caratteristica dei fili di sutura plurifilamento di adsorbire una maggiore quantità di placca rispetto alle suture monofilamento 3, 9, 12. La massima percentuale è stata raggiunta dalla seta (59%), seguito a breve distanza dall’Etihbond Excel (50%) e dal Vicryl (44,2%), mentre il filo meno recettivo nei confronti dell’accumulo di placca è risultato essere il Monocryl (27%). Tale fattore va tenuto in considerazione in quanto l’infezione della ferita è la prima causa di infiammazione e di ritardo nella guarigione del sito chirurgico.
Anche la localizzazione della placca batterica non è risultata sito-specifica.
Per quanto riguarda gli indici di placca, non sono emerse differenze significative nelle varie fasi dello studio (preoperatorio, 7°, 14° e 90° giorno). Anche nei casi in cui si sono verificate delle complicanze gli indici di placca risultavano comunque bassi.
Il ristabilimento dell’unità dento-gengivale è stato dimostrato da valori di sondaggio mediamente migliori di quelli di partenza. La perdita di attacco effettiva, calcolata prendendo come riferimento le cuspidi dei settimi, è stata, mediamente, di minima entità: 0,18 mm di recupero nel sito di misurazione vestibolare; 0,49 di perdita nel sito di misurazione disto-vestibolare; di 0,6 mm guadagno nei siti di misurazione disto-palatale e disto-linguale.
Conclusioni
Poiché in tutti i casi osservati si è ottenuta una guarigione clinica a 90 giorni della medesima qualità, si può concludere che le differenze fra i vari materiali testati non sono risultate essere così marcate come si è verificato nella fase critica del decorso postoperatorio (entro le 3 settimane).
I dati ottenuti hanno dimostrato che i monofilamenti sintetici, per quanto non privi di aspetti vantaggiosi (scarso accumulo di placca, buona scorrevolezza nei tessuti, buona resistenza meccanica ed elasticità), non garantiscono ancora, in chirurgia orale, l’affidabilità propria dei plurifilamento.
Bisogna rimarcare che la riassorbibilità dei fili da sutura in chirurgia orale non comporta alcun vantaggio, dovendo comunque essere rimossi per via del loro tempo di riassorbimento di molto superiore ai 7/10 giorni.
In fase di rimozione il Monocryl colorato risulta meglio visibile rispetto a quello trasparente utilizzato nel precedente lavoro, ma ha mantenuto una leggera tendenza a pungere le mucose per via della sua rigidità (nonostante le code residue siano state lasciate relativamente lunghe) ed è risultato di difficile rimozione soprattutto nei settori superiori, per difficoltà al reperimento dei fili applicati più distalmente.
Fra i plurifilamento il comportamento migliore è stato osservato per il Vicryl e per l’Ethibond Excel; entrambi mostrano una maneggevolezza e una facilità di penetrazione nei tessuti leggermente superiore alla seta. È necessario considerare inoltre che l’attuale orientamento delle case produttrici è rivolto ai materiali da sutura sintetici*.
Allo stato attuale non vanno escluse considerazioni di natura economica che fanno sì che l’uso della seta debba considerarsi comunque razionale. Infatti, a parità di risultati ottenuti essa si lascia preferire se si prende in considerazione l’aspetto del contenimento delle spese, esigenza importante nell’ambito della sanità pubblica, come rimarcato nel precedente lavoro.
Riassunto
Obiettivo. L’obbiettivo del presente studio è quello di continuare il precedente lavoro, con 52 nuovi casi, confrontando in vivo il comportamento di 4 differenti materiali da sutura (Ethibond Excel, Monocryl, seta e Vicryl) nel loro impiego in chirurgia orale.
Metodi. Gli aspetti che gli Autori hanno inteso focalizzare maggiormente sono stati di tipo eminentemente clinico: la maneggevolezza intraoperatoria, la tenuta dei nodi e la resistenza del filo, la recettività nei confronti della placca, la risposta tissutale a breve termine (entro le 3 settimane) e quella a lungo termine (90 giorni), tutti valutati secondo parametri obiettivi.
Risultati. Su un totale di 55 nuovi soggetti inseriti nel programma di sperimentazione 52 sono stati seguiti completamente dal giorno 0 al giorno 90. I dati relativi ai 52 casi riguardano: gli indici di placca rilevati sulle suture, il numero e le percentuali di punti andati perduti prima del 7/10 giorno, le reazioni avverse osservate a carico dei tessuti molli delle zone trattate (14/20 giorni), la valutazione complessiva degli indici di placca, e la valutazione del livello di guarigione e del ristabilimento dell’unita dento-parodontale a distanza di 90 giorni.
Conclusioni. Poiché in tutti i casi osservati si è ottenuta una guarigione clinica a 90 giorni della medesima qualità, si può concludere che le differenze fra i vari materiali testati non sono risultate essere così marcate come si è verificato nella fase critica del decorso postoperatorio (entro le 3 settimane).

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