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MINERVA STOMATOLOGICA

Rivista di Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale


Official Journal of the Italian Society of Odontostomatology and Maxillofacial Surgery
Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, Index to Dental Literature, PubMed/MEDLINE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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REVIEW  


Minerva Stomatologica 2005 Aprile;54(4):179-98

lingua: Inglese, Italiano

La distrazione ossea nel distretto cranio-facciale

Bertelè G., Mercanti M., Stella F., Albanese M., De Santis D.


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Nell'ambito specifico della chirurgia maxillo-facciale, le indicazioni all'utilizzo della distrazione ossea risultano sempre più spesso di grande ausilio non solo nelle riabilitazioni delle patologie malformative, ma anche nelle situazioni cliniche che necessitano di una correzione di deficit ossei secondari a eventi traumatici e a esiti postchirurgici, quali ad esempio la chirurgia oncologica.
Il motivo di tale versatilità dei protocolli distrattivi è senza dubbio legato al fatto che questi, al giorno d'oggi, si presentano come valido metodo chirurgico alternativo o di supporto alla chirurgia maxillo-facciale, dal momento che sono attuabili sin dai primi anni di vita e permettono di ottenere un'entità di distrazione spesso superiore a quella ottenibile con presidi ortopedici o con la chirurgia convenzionale.
Le indicazioni all'osteodistrazione sono molteplici e spaziano dai casi di iper o iposviluppo dei mascellari, sia nelle loro componenti antero-posteriori che trasversali, a quadri sindromici complessi quali, ad esempio, le labiopalatoschisi. Anche la distrazione clinica del terzo superiore e medio del cranio in blocco, attraverso l'esecuzione di una craniotomia coronale, è stata dimostrata essere una procedura chirurgica sicura e consente, per esempio, la riabilitazione con successo di pazienti adulti affetti da microsomia emifacciale o craniosinostosi.
Nell'ambito di un continuo e costante evolversi dell'integrazione dei principi osteodistrattivi nelle riabilitazioni del distretto cranio-facciale si osserva con crescente interesse un rapporto interdisciplinare sempre più efficace tra ortodonzia e osteodistrazione. Sempre più spesso si programmano piani di trattamento nei quali le fasi ortodontiche e quelle osteodistrattive si integrano e si completano vicendevolmente, diventando allo stesso tempo una l'ausilio dell'altra.
I progressi scientifici e clinici compiuti negli ultimi anni in questo campo permettono di programmare soluzioni terapeutiche sempre più raffinate che consentono di operare in campo cranio-facciale come di recuperare in arcata denti anchilotici o riposizionare impianti osteointegrati nelle sedi ossee più convenienti.

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