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MINERVA STOMATOLOGICA

Rivista di Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale


Official Journal of the Italian Society of Odontostomatology and Maxillofacial Surgery
Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, Index to Dental Literature, PubMed/MEDLINE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Stomatologica 2004 July-August;53(7-8):429-38

lingua: Inglese, Italiano

Diagnosi dei disordini temporomandibolari secondo l'asse I dei RDC/TMD. Risultati di uno studio multicentrico italiano

Manfredini D., Segù M., Bertacci A., Binotti G., Bosco M.


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Obiettivo. Scopo di questo lavoro è quello di determinare la prevalenza delle diverse forme di disordini temporomandibolari (DTM), diagnosticate secondo l'Asse I dei Research Diagnostic Criteria for Tempormandibular Disorders (RDC/TMD), in una popolazione di pazienti con segni e sintomi di DTM pervenuta presso 2 dipartimenti universitari e di confrontare i dati raccolti con quelli di altri studi simili presenti in letteratura, così da valutare l'utilità del sistema classificativo RDC/TMD come mezzo di raccolta di dati epidemiologici e nelle valutazioni multicentriche e cross-culturali.
Metodi. I dati sono stati ottenuti dall'esame di un campione di 210 pazienti afferiti consecutivamente presso la Sezione di Protesi Dentaria, Dipartimento di Neuroscienze, Università di Pisa e di 109 pazienti afferiti presso la Sezione di Protesi Dentaria e Disordini Temporomandibolari, Università di Pavia, effettuato secondo i RDC/TMD.
Risultati. Solo 181 dei pazienti afferiti presso l'Università di Pisa e 104 di quelli afferiti all'Università di Pavia hanno soddisfatto i criteri di inclusione. I risultati ottenuti nelle 2 popolazioni sono stati simili. L'età media dei pazienti è risultata di 40 anni, il rapporto femmine:maschi 3,5:1 (222 femmine, 77,9%; 63 maschi 22,1%).
La prevalenza delle diagnosi effettuate secondo l'Asse I dei RDC/TMD è stata pari al 50,2% (143/285) per i disordini di Gruppo I (disordini muscolari), al 38,6% (110/285) per i disordini di Gruppo II (dislocazioni discali) ed al 50,2% (143/285) per i disordini di Gruppo III (artralgia, osteoartrite, osteoartrosi).
Conclusioni. I risultati del presente studio hanno confermato l'utilità del sistema classificativo RDC/TMD per scopi di ricerca e per la raccolta di dati clinici per studi cross-culturali e multicentrici.

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