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MINERVA STOMATOLOGICA

Rivista di Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale


Official Journal of the Italian Society of Odontostomatology and Maxillofacial Surgery
Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, Index to Dental Literature, PubMed/MEDLINE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Stomatologica 2001 May;50(5):133-8

lingua: Italiano

Importanza delle protesi mentoniere in politetrafluoroetilene espanso negli interventi di profiloplastica

D'Andrea F., Brongo S., Ferraro G., Di Nola G., Nicoletti G.


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Obiettivo. Gli interventi per correggere una disarmonia del profilo del viso spesso non possono essere limitati alla sola correzione di una gibbosità nasale a causa della presenza in molti casi di una ipoplasia della sinfisi mentoniera denominata anche microgenia. Solo risolvendo insieme entrambe le irregolarità si riesce a determinare un miglioramento del profilo stesso con risultati estetici soddisfacenti.
Metodi. Quattordici pazienti affetti da microgenia trattati chirurgicamente mediante intervento di rinoplastica con mentoplastica additiva, utilizzando materiale alloplastico di diversa natura, sono stati presi in esame al fine di valutare le differenze in termini di risultato estetico, tollerabilità, riassorbimento della componente ossea sottostante. Nel primo gruppo di 7 pazienti (4 di sesso femminile e 3 di sesso maschile) abbiamo eseguito una mentoplastica additiva impiegando protesi morbide in silicone solido ad angolo chiuso presagomate; nel secondo gruppo di 7 pazienti (5 di sesso femminile, 2 di sesso maschile) abbiamo impiegato protesi mentoniere presagomate in E-PTFE. L'inserimento del materiale protesico è stato effettuato in entrambi i gruppi in anestesia locale utilizzando un approccio chirurgico intraorale che prevede un'incisione al di sopra del solco vestibolare con successivo sollevamento di un lembo di mucoperiostio di dimensioni adeguate. Nella valutazione preoperatoria dei pazienti il grado di microgenia è stato valutato mediante esecuzione di radiografie in varie proiezioni e di rilievi fotografici. Nella fase postoperatoria tutti i pazienti sono stati monitorati con follow-up a 15 mesi tramite valutazioni cliniche, profilometriche e radiologiche.
Risultati. In base ai risultati ottenuti possiamo affermare che entrambi i materiali sono dei validi presidi per la correzione della microgenia. Il limite del silicone è rappresentato da una minore integrazione nei tessuti riceventi con maggiore possibilità di dislocazione spontanea o post-traumatica (1 caso nella nostra esperienza), nonché da un riassorbimento osseo subprotesico più marcato rispetto alle protesi in E-PTFE, come da noi riscontrato nei pazienti del primo gruppo (10% in media), che a lungo termine può compromettere l'esito della correzione. Al contrario le protesi in E-PTFE sono costituite da un materiale composto da purissimo politetrafluoroetilene la cui struttura, unica tra i materiali sintetici, permette la penetrazione cellulare di fibre collagene e fibroblasti (riabitazione cellulare), facilitando l'ancoraggio dell'E-PTFE ai tessuti circostanti senza essere incapsulato.
Conclusioni. Per tale motivo tale protesi in politetrafluoroetilene risulta essere completamente inerte evitando ogni reazione di rigetto, più stabile, con minori possibilità di dislocazione spontanea o post-traumatica, ed inoltre responsabile di un minore riassorbimento osseo subprotesico con conseguenti risultati più stabili nel tempo.

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