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MINERVA STOMATOLOGICA

Rivista di Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale


Official Journal of the Italian Society of Odontostomatology and Maxillofacial Surgery
Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, Index to Dental Literature, PubMed/MEDLINE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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ARTICOLI ORIGINALI  


Minerva Stomatologica 1999 May;48(5):181-90

Copyright © 1999 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Differenti metodiche di rifinitura di compositi e compomeri (Analisi al profilometro)

Rapisarda E., Bonaccorso A., Tripi T. R., Torrisi L.


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Obiettivo. Le ricostruzioni con materiali estetici non rifinite né lucidate risultano estremamente irregolari e rugose, per cui rappresentano un substrato ideale per lo sviluppo di pigmentazioni derivanti dai residui alimentari e per l'annidamento dei batteri della placca. La rifinitura dei materiali estetici è un passaggio obbligato della moderna odontoiatria conservatrice. La seduta di finitura dei restauri estetici dovrebbe essere considerata e programmata già al momento della loro inserzione nelle cavità adeguatamente preparate. La rifinitura non va considerata un optional, ma il momento conclusivo di tutto il trattamento conservativo. Scopo della ricerca è quello di esaminare e valutare, mediante una apparecchiatura misurante la rugosità superficiale dei materiali, l'azione di 4 sistemi di rifinitura e lucidatura su 2 materiali estetici largamente utilizzati nella normale pratica quotidiana dagli odontoiatri: un compomero (Compoglass, Vivadent) e un composito (Spectrum, Dentsply).
Metodi. Per ognuno di questi due materiali sono state preparate delle lastrine campione scegliendo nella scala colorimetrica il colore universale. I due materiali da otturazione sono stati confrontati con 4 sistemi di rifinitura e lucidatura: Sof-Lex Pop-On (3M), sistema Enhance ( Dentsply), Hawe MicroDisk (Hawe Neos), Hawe Gommini Polisher (Hawe Neos). I tempi complessivi di lavoro non hanno superato 1 minuto. Le lastrine sono state ottenute comprimendo la resina tra due vetrini per microscopia. Per garantire l'uniformità di spessore dei vari campioni siamo ricorsi ad un artificio tecnico: su ciascun vetrino di copertura abbiamo posto un peso di 1 kg per 5 minuti. Lo spessore delle lastrine così ottenuta è stato di 2 mm. Così compresso tra i due vetrini, il materiale estetico è stato fotopolimerizzato secondo i tempi consigliati dalle Case produttrici. Le misure inerenti la rugosità superficiale dei campioni sottoposti a differenti trattamenti sono state eseguite con l'uso di un profilometro a punta ad alta sensibilità ( Tencor P-10). Questo strumento è in grado di graficare la rugosità di una superficie «sondandola» con una punta diamantata sub-micrometrica.
Risultati. Tutti i sistemi testati rendono gradualmente le superfici dei materiali meno accidentate e adatte a resistere nel tempo alle aggressioni della placca batterica. I dischetti 3M a grana grossa e media risultano assai abrasivi e rendono la superficie dei materiali assai irregolare. Quelli a grana fine ed extrafine levigano i solchi lasciati dai precedenti dischetti. Utilizzati sempre secondo la loro granulometria decrescente, i dischetti sono indicati per rimuovere piccoli eccessi di composito e per migliorare la micromorfologia del restauro. I gommini sono meno abrasivi dei dischetti. In minor tempo e spesso con un solo passaggio rendono assai regolare e lucida la superficie delle otturazioni.
Conclusioni. I gommini vanno preferiti quando l'ultima fotopolimerizzazione ha lasciato una superficie assai regolare, non debordante e dalla micromorfologia ottimale. Infatti i gommini non asportano molto materiale, ma seguono, levigando, il profilo superficiale della ricostruzione. I dischetti non vanno considerati materiali di prima scelta nelle fasi finali della lucidatura di compositi e compomeri.

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