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MINERVA STOMATOLOGICA

Rivista di Odontostomatologia e Chirurgia Maxillo-Facciale


Official Journal of the Italian Society of Odontostomatology and Maxillofacial Surgery
Indexed/Abstracted in: CAB, EMBASE, Index to Dental Literature, PubMed/MEDLINE, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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NOTE DI TECNICA  


Minerva Stomatologica 1999 March;48(3):93-100

Copyright © 1999 EDIZIONI MINERVA MEDICA

lingua: Italiano

Il bloccaggio intermascellare con viti transfisse monocorticali (Indicazioni cliniche e note di tecnica chirurgica)

Govoni F. A., Pistilli R., Piccolino P., Cassoni A., Matteini C.


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Obiettivo. Il bloccaggio intermascellare è una delle più conosciute e diffuse metodiche utilizzate in traumatologia maxillofacciale. Viene realizzato generalmente ricorrendo a legature dirette interdentali o a cerchiaggio e ferulaggio delle arcate dentarie. Tali metodiche richiedono tempi operatori relativamente lunghi, possono determinare danni dento-parodontali e provocano discreto disagio al paziente nonostante l'uso di anestetici locali. Le esperienze maturate in implantologia e nell'uso delle miniviti per fissazione rigida interna stanno suggerendo la sperimentazione di sistemi di ancoraggio alternativi più pratici e meglio tollerati.
Metodi. Sono stati utilizzati fili di acciaio inox 1-0 e miniviti monocorticali standard in titanio del diametro di 2 mm e di 12 e 15 mm di lunghezza, applicandole, come ancoraggi ossei alveolari, in dieci casi di frattura della mandibola. Sono stati effettuati bloccaggi sia in anestesia generale che in locale, con 2, 4 e 6 punti di ancoraggio osseo, mantenendoli per periodi di 15 giorni nelle fratture condilari e di 40 giorni nelle altre fratture.
Risultati. Abbiamo registrato un'ottima compliance da parte del paziente per le procedure realizzate in anestesia locale, con riduzione dei disagi postoperatori. Non si sono verificati inoltre casi di infezione, rigetto delle viti impiantate né di danno alveolare o dento-parodontale.
Conclusioni. Lo studio preliminare su questa nuova metodica, che non ha messo in evidenza significative complicanze, ha dimostrato come tale tecnica sia realizzabile ambulatorialmente in breve tempo ed in anestesia locale, con buona compliance da parte del paziente, ridotto disagio postoperatorio e ottima stabilità scheletrica.

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