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Rivista di Psichiatria, Psicologia e Psicofarmacologia


Official Journal of the Italian Society of Social Psychiatry
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Minerva Psichiatrica 2014 Giugno;55(2):83-90

 ARTICOLI SPECIALI

Autolesività non suicidaria (NSSI) e disturbo da comportamento suicida (SBD) nella recente pubblicazione del DSM-5

Gargiulo A. 1, Plener P. L. 2, Baus N. 3, Margherita G. 1, Brunner R. 4, Kaess M. 4, Kapusta N. D. 3

1 Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi di Napoli Federico II, Napoli, Italia;
2 Child and Adolescent Psychiatry and Psychotherapy, University of Ulm, Ulm, Germany;
3 Suicide Research Group, Department of Psychoanalysis and Psychotherapy, Medical University of Vienna, Vienna, Austria;
4 Section of Disorders of Personality Development, Clinic for Child and Adolescent Psichiatry, Centre for Psychosocial Medicine, University of Heidelberg, Heidelberg, Germany

L’autolesività non suicidaria (non-suicidal self-injury, NSSI) e il disturbo del comportamento suicidario (suicidal behavior disorder, SBD) sono stati recentemente inclusi all’interno del Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali (DSM-5) come condizioni che necessitano di studi ulteriori prima di essere riconosciute come disturbi. Entrambe le condotte sono state per la prima volta inquadrate in un sistema nosografico al fine di migliorare le future ricerche nel campo, tuttavia non sono state ancora riconosciute formalmente come entità cliniche. Il lavoro si propone di presentare entrambi i quadri clinici e di affrontare alcune riflessioni connesse alla loro introduzione nel DSM-5. Si presenteranno inoltre alcuni dati sulla prevalenza del NSSI e del SBD. Un’analisi della letteratura è stata condotta al fine di comparare le ricerche che hanno usato criteri diagnostici per il NSSI e il SBD per rilevarne la prevalenza. I risultati mostrano quanto sia limitata la comparabilità delle ricerche dal momento che sono stati di volta in volta utilizzati criteri differenti per lo studio del NSSI e del SBD negli anni precedenti all’inclusione nel DSM-5. Dunque, l’introduzione del NSSI e del SBD come diagnosi condurrà ad una migliore comparabilità delle ricerche future. Nello specifico, il riconoscimento del NSSI quale entità diagnostica permetterà anche di evitare la prematura classificazione di pazienti adolescenti con una diagnosi di disturbo borderline di personalità. Inoltre, si suppone che il riconoscimento dei quadri clinici in esame come diagnosi indipendenti possa condurre a considerarli anche come fattori prognostici di altri disturbi psichiatrici, così come fattori di rischio per il suicidio. In un’ottica di prevenzione, si conclude sottolineando come l’introduzione e la condivisione di definizioni chiare per entrambe le condotte possa favorire la ricerca anche per sviluppare trattamenti terapeutici mirati ad adolescenti e adulti con NSSI e SBD.

lingua: Italiano


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