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MINERVA PSICHIATRICA

Rivista di Psichiatria, Psicologia e Psicofarmacologia


Official Journal of the Italian Society of Social Psychiatry
Indexed/Abstracted in: EMBASE, e-psyche, PsycINFO, Scopus, Emerging Sources Citation Index


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  CONTROVERSIE IN PSICHIATRIA NEL 2013


Minerva Psichiatrica 2013 June;54(2):137-48

lingua: Inglese

Esiste una relazione tra abuso infantile e neglect e i disturbi d’ansia?

Perna G. 1, 2, 3, Alciati A. 2, Prestia D. 2, Torti T. 2, Nemeroff C. B. 1

1 Department of Psychiatry and Behavioral Sciences, University of Miami, Miller School of Medicine, Miami, FL, USA;
2 Department of Clinical Neurosciences, Villa San Benedetto Menni, Hermanas Hospitalarias, FoRiPsi, Albese San Cassano, Como, Italy;
3 Department of Psychiatry and Neuropsychology, Faculty of Health Medicine and Life Sciences, University of Maastricht, Maastricht, The Netherlands


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Un legame tra maltrattamento infantile e disturbi psichiatrici è stato chiaramente dimostrato. Se il legame tra depressione e maltrattamento infantile è ormai consolidato, la stessa cosa non può essere detta per I disturbi d’ansia. La plausibilità di questo legame si basa in parte sull’evidenza del ruolo cruciale dell’asse ipotalamo ipofisi surrene (IIS) nella risposta dell’organismo al pericolo, che è plausibilmente connesso ai meccanismi alla base dei disturbi d’ansia. Studi sulle esperienze infantili negative suggeriscono che avvengono cambiamenti persistenti nella funzione, struttura e epigenetica dell’asse IIS successivamente a eventi stressanti precoci. Ad oggi, pochi studi hanno valutato questa relazione, focalizzandosi principalente sul disturbo post-traumatico da stress, ma la maggior parte di essi hanno evidenziato un’associazione positiva tra maltrattamento infantile e disturbi d’ansia in età adulta. L’effetto del maltrattamento infantile sullo sviluppo dei disturbi d’ansia non è specifico ma dipende dalla vulnerabilità genetica e resilienza, dalla temporalità e tipologia del maltrattamento e da altri fattori ambientali e biologici. Studi di immagini cerebrali combinati con studi genetici aiuteranno a comprendere il rapporto tra vulnerabilità genetica e le alterazioni nei circuiti cerebrali corticali osservati. Ma più importante sarà lo sviluppo di predittori di risposta al trattamento che permetteranno di associare ogni singolo paziente con un disturbo d’ansia al trattamento ottimale psicofarmacologico e psicoterapeutico, uno degli obiettivi principali nella nuova era della medicina personalizzata.

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