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MINERVA PSICHIATRICA

Rivista di Psichiatria, Psicologia e Psicofarmacologia


Official Journal of the Italian Society of Social Psychiatry
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Minerva Psichiatrica 2005 Dicembre;46(4):261-72

lingua: Italiano

Il trattamento farmacologico della depressione nell'anziano

Amore M.


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Il trattamento farmacologico appropriato dell'anziano depresso richiede un'attenta valutazione delle proprietà farmacocinetiche e farmacodinamiche dei farmaci utilizzati in rapporto alle modificazioni anatomo-funzionali legate all'invecchiamento che possono influenzare l'efficacia e la tollerabilità degli antidepressivi. All'elevata vulnerabilità dell'anziano agli effetti collaterali contribuisce la riduzione della trasmissione colinergica, noradrenergica e dopaminergica, cui si aggiungono le modificazioni farmacocinetiche legate all'età. Al tempo stesso il ridotto metabolismo epatico, soprattutto ossidativo, nell'anziano determina un aumento dell'emivita di eliminazione e un aumento delle concentrazioni plasmatiche degli antidepressivi.
Le alterazioni farmacocinetiche legate ai processi di invecchiamento rendono non lineare la cinetica dei TCA, i cui livelli plasmatici aumentano in modo non direttamente proporzionale all'aumento del dosaggio con il rischio di severi effetti collaterali di tipo anticolinergico, alfa-1adrenolitico e chinidino simile; la sintesi degli antidepressivi di seconda e terza generazione (SSRI, SNRI, amisulpride, NaSSA, NARI) ha fatto registrare notevoli progressi nel trattamento della depressione nell'anziano. Il profilo cinetico e l'efficacia clinica dei nuovi antidepressivi ne suggeriscono l'uso nell'anziano depresso come trattamento di prima scelta; è, però, opportuno considerare il rischio di interazioni farmacologiche legate all'attività sul citocromo P450 da parte degli SSRI valutando di volta in volta sia l'interferenza di ciascuna molecola su tali sistemi enzimatici sia i farmaci somministrati contemporaneamente.

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